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La Real Fagianeria

Il nostro autore parla della Real Fagianeria della Reggia porticese. Da allora l’urbanizzazione selvaggia ha trasformato il paesaggio: c’è ancora la dimora all’interno di quello che rimane del parco, oggi Villa San Gennariello, un  gioiello che ha mantenuto intatta l’atmosfera dell’epoca borbonica

di Lucio Sandon

La strada che da Portici porta al Vesuvio venne realizzata sul braccio di lava che nel 1631 arrivò fino a Pugliano.

Nel 1758 accanto ad essa, Carlo di Borbone acquistò un’ampia area boschiva, il cosiddetto bosco di San Marco, creando in tal modo la Real Fagianeria, e annettendola alle proprietà reali che per decreto dello stesso sovrano appartenevano a Portici: così quel pezzo di territorio di Resina divenne territorio di Portici nonostante ne fosse fisicamente separato.

La Real Fagianeria garantiva, grazie all’allevamento di fagiani e lepri abbondanza di prede sfruttate dal sovrano per soddisfare la sua passione venatoria. Il carattere produttivo che contraddistingueva tale Sito Reale era testimoniato dalla presenza di appezzamenti dedicati alla coltivazione di alberi da fruttai, di pergolati e di spalliere, realizzati rispettivamente per la coltura della vite e di alcuni agrumi, nonché di settori dedicati alla coltivazione degli aranci, dei gelsi e degli olivi.

Le vaste superfici a bosco e la vicinanza del mare rendevano particolarmente piacevole la permanenza nel Real Sito di Portici, che in tal modo oltre a rappresentare una splendida residenza, costituiva anche un luogo ideale per la caccia e la pesca.

Di particolare rilievo si dimostra anche la disposizione paesaggistica del Sito, concepito strutturalmente lungo un asse ortogonale rispetto alla linea di costa: la successione dei vari settori, disposti lungo il naturale declivio del territorio vesuviano, culmina con il belvedere posto nel punto più alto della residenza, per permettere l’osservazione della città di Napoli, del Vesuvio e del Golfo.

L’amenità del luogo è testimoniata anche dal fatto che nel ‘700, intorno al Parco della Reggia di Portici e lungo la strada che da San Giovanni a Teduccio giunge fin quasi ai confini di Torre Annunziata, furono realizzate ben 121 ville. L’aristocrazia partenopea di quel periodo per il suo soggiorno estivo scelse questi luoghi meravigliosi ubicati tra le pendici del Vesuvio e il mare, con un clima mite e l’aria particolarmente salubre.

È da sottolineare che le ville vesuviane, veri e propri capolavori settecenteschi ubicati nei territori dei Comuni di Napoli, San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano e Torre del Greco, contribuirono con la loro prestigiosa presenza a far chiamare “Il Miglio d’Oro” il tratto stradale che collega ancora oggi Resina a Torre del Greco.

La Real fagianeria è attualmente e occupata quasi interamente dal megasvincolo autostradale di Portici Ercolano. E’ questo l’ultimo dei torti subiti da quella che era divenuta una delle zone più belle e signorili dei due centri abitati. Tutto intorno vi sono scempi di edilizia successiva al secondo dopoguerra: le ville private e i condomini che ancora conservano fazzoletti di verde, sono sovrastate da una fitta corona di edifici sulla fascia collinare del Vesuvio, dai quali si staccano a sinistra, ben distinguibili sul colle del Salvatore, l’ex hotel Eremo in giallo, ridotto a discarica, e l’Osservatorio Vesuviano in rosso.

Il complesso vulcanico chiude lo scenario, con il profilo di donna del Monte Somma, il colle Umberto che separa i volumi, e il cono del Vesuvio: un trapezio preciso, che solo da tale prospettiva è visibile senza la gobba che lo caratterizza da ogni altra veduta. Il colle Umberto si presenta più brullo del resto della montagna, data la sua giovanissima età: tra il 1895 e il 1899 si formò in seguito a una lunga e blanda fase eruttiva del vulcano. Vincenzo Semmola nel 1839 acquistò parte della Real Fagianeria.

A quel tempo la sua dimora, l’odierna Villa San Gennariello, era l’unica costruzione visibile, in quanto l’hotel Eremo venne realizzato da Thomas Cook nel 1902, insieme alla Ferrovia del Vesuvio. Ancora in quegli anni, sia Resina che i paesi vicini costituivano una delle mete dell’aristocrazia e della borghesia. Se a Portici si villeggiava lungo la nuova via (l’attuale via Diaz) e la collina di Bellavista, a Resina erano due i luoghi di mondanità: il Miglio d’Oro, con le splendide ville del Settecento, e Pugliano, come veniva genericamente indicata l’area dalla piazza alla collina.

Benché più appartata rispetto al celebre miglio, la via dell’Osservatorio era divenuta il rifugio di molte famiglie importanti, poi nel 1929 venne inaugurata l’autostrada Napoli Pompei.

L’autostrada passava al di sotto del livello urbano con una trincea scavata nelle colate laviche del 1631 scavalcando anche la ferrovia del Vesuvio, e proprio dalla Real Fagianeria una palazzina in stile pompeiano costituiva il casello per il pedaggio.

L’apertura della nuova via a scorrimento rapido stimolò le attività turistiche: vicino alla chiesa di Santa Maria a Pugliano, nella palazzina ad angolo di via Madonnelle, veniva inaugurato l’Albergo Vesuvio, all’epoca più noto come l’Albergo d’ ‘a Pacchiana.

Luigi Sapio invece avviò la costruzione di una serie di edifici destinati ad albergo ma mai realizzati: la bella costruzione in stile liberty e il frontale a doppio colonnato divenne invece una fabbrica di coralli, ormai tristemente chiusa da tempo.

 

Lo scrittore Lucio Sandon è nato a Padova nel 1956. Trasferitosi a Napoli da bambino, si è laureato in Medicina Veterinaria alla Federico II, aprendo poi una sua clinica per piccoli animali alle falde del Vesuvio.

Notevole è il suo penultimo romanzo, “La Macchina Anatomica”, Graus Editore, un thriller ambientato a Portici, vincitore di “Viaggio Libero” 2019. Ha già pubblicato il romanzo “Il Trentottesimo Elefante”; due raccolte di racconti con protagonisti cani e gatti: “Animal Garden” e “Vesuvio Felix”, e una raccolta di racconti comici: “Il Libro del Bestiario veterinario”. Il racconto “Cuore di figlio”, tratto dal suo ultimo romanzo “Cuore di ragno, ha ottenuto il riconoscimento della Giuria intitolato a “Marcello Ilardi” al Premio Nazionale di Narrativa Velletri Libris 2019. Il romanzo “Cuore di ragno” è risultato vincitore ex-aequo al Premio Nazionale Letterario Città di Grosseto Cuori sui generis” 2019.

Sempre nel 2019,  il racconto “Nome e Cognome: Ponzio Pilato” ha meritatola Segnalazione Speciale della Giuria  nella sezione Racconti storici al Premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno, mentre il racconto “Cuore di ragno” ha ricevuto la Menzione di Merito nella sezione Racconto breve al Premio Letterario Internazionale Voci – Città di Roma. Inoltre, il racconto “Interrogazione di Storia” è risultato vincitore per la Sezione Narrativa/Autori al Premio Letizia Isaia 2109.

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