Paco De Rosa oltre Fatti Unici

di Tiziana De Sena

Paco De Rosa è uno dei talenti formatosi all’Accademia del Teatro Totò che per antonomasia diffonde Arte comica e Cultura su tutto il territorio partenopeo. Abbiamo chiesto a Paco, di recente impegnato al Teatro Politeama nei panni di Braccio di Ferro nella sit-com Fatti Unici, di fare un passo indietro e raccontarci un po’ di sé, della sua formazione e di come è riuscito ad emergere dalla provincia napoletana di Arzano nonostante la sua  timidezza che anche noi della redazione abbiamo notato incontrandolo di persona.

Non è difficile immaginare che lo sdoppiamento tra scena e retroscena sia frutto di una forte passione per la recitazione e del costante lavoro al Teatro Totò. C’è da dire che Paco nella realtà è una persona divertentissima e molto disponibile che subito ha coinvolto noi curiosoni, raccontandoci qualche aneddoto: «Pensa che durante la presentazione ognuno di noi doveva portare un pezzo recitato e io volevo cavarmela nascondendomi in fondo alla sala dietro ai compagni per fare in modo che non mi chiamassero, troppo preso dall’imbarazzo. Credo di aver passato più tempo al bagno che sul palco – dice ridendo –  e poi durante tutto il percorso l’emozione è sempre fortissima, non finisce certo tutto la prima volta che hai rotto il ghiaccio, anche al primo spettacolo che, non credo di sbagliare fosse Don Raffaè Omaggi, una raccolta di sketch di Raffaele Viviani. Mi tremavano letteralmente le gambe e avevo la salivazione a quota zero».

Dalle prime battute tra noi sembra di parlare con un amico di vecchia data, una persona semplice e alla mano che non ha mai cambiato il suo modo di fare con le persone, nonostante i primi passi in teatro li abbia fatti insieme al regista Gaetano Liguori.

Di strada ne ha battuta, Paco De Rosa, e va bene. Il ruolo che lo vede protagonista non è ancora arrivato ma da subito è stato apprezzato dalle case di produzione: ha partecipazione a ben dieci film, primo tra tutti Fortàpasc,  pluripremiato al David di Donatello, Globo d’Oro giusto per intenderci.

«Gianfranco Gallo è indubbiamente l’artista che mi ha indirizzato verso il cinema di spessore. In Fortapàsc interpreto un ruolo tanto marginale quanto determinante: l’assassino di Giancarlo Siani. Una scena che vale tutto il film. Dopo questa prima e fondamentale esperienza cinematografica, per un periodo ho proseguito verso questa direzione, partecipando al film All’improvviso un uomo, una storia molto forte, diretta magistralmente dal grande Claudio Insegno. Un grande regista e un carissimo amico».

Il cambio di rotta verso ruoli comici com’è arrivato?  

«Sicuramente è dovuto all’incontro con Nando Mormone, ideatore di Made in Sud e poi di un format innovativo come Fatti Unici. Mormone ha fiuto, ci sa fare, direi che è un talent scout, no? Grazie a lui ho avuto modo di lavorare spesso al fianco di Ciro Ceruti».

Prima di lasciarti andare vorrei soffermarmi proprio su questa collaborazione poliedrica con Ciro Ceruti, dal teatro al cinema, senza tralasciare il piccolo schermo che ti ha reso noto al grande pubblico, molti dei tuoi progetti lavorativi confluiscono con quelli di Ciro, con cui si è creata una grande sinergia specie nella seconda stagione di Fatti Unici, in ben  tre dei sei episodi sul palco molte delle gag esilaranti nascono tra te, Ciro e un formidabile Paolo Caiazzo.

«Ma sì, lui è un professionista a 360 gradi. Ho conosciuto Ciro in occasione del suo film Fallo per papà per il quale ottenni una piccola parte. Da lì non ci siamo più persi di vista, così sono poi nate le varie collaborazioni teatrali e quella per l’ultima stagione della sit-com Fuori Corso. Ha creduto in me e nella mia vena comica da subito, tanto da portarmi nella sua compagnia teatrale e nell’ultima stagione per la TV di Fuori Corso».

È un azzardo definirlo il tuo mentore?

«No, per nulla, ha creduto nella mia vena comica e mi ha fatto crescere molto».

Questo significa che il 2017 ti vedrà impegnato sempre al suo fianco?

«Ci siamo fermati da pochissimo sul palco del Politeama, ma i progetti in cantiere non si fermano».

«L’antidoto per superare la timidezza è la passione per la recitazione e il costante lavoro al fianco dei maestri»

(Foto by Francesco Fiengo)

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