Stagione difficile tra influenza e pandemia

Il nostro medico Carlo Alfaro, Dirigente Medico di Pediatria presso gli Ospedali Riuniti Stabiesi, raccomanda di vaccinarsi contro l’influenza 

Il maltempo che si è improvvisamente abbattuto in Italia, con calo delle temperature, vento forte, pioggia, temporali, mareggiate e persino neve, portando danni e disastri, ci rammenta che è alle porte la stagione invernale, con i malanni respiratori che propone ogni anno, ma che stavolta si caricano di nuovi timori relativi alla concomitanza con la pandemia da Covid-19.

Il dottor Carlo Alfaro

L’epidemia di influenza stagionale quest’anno, secondo le previsioni dei virologi, dovrebbe essere di intensità medio-alta, con un’attesa nel nostro Paese di 6-8 milioni di casi. La speranza è solo che le misure preventive messe in atto per il contenimento della pandemia possano limitare anche la diffusione dell’influenza stagionale, in uno con l’estensione delle coperture vaccinali, che è fortemente raccomandata.

Si prevede infatti quest’anno un sensibile aumento della vaccinazione anti-influenzale: del 160% rispetto al 2019. Per questo motivo il governo ha reso disponibili oltre 17 milioni di dosi, all’incirca 6-7 milioni in più degli anni passati.

Resta il rischio però che non bastino per le persone che non rientrano nelle categorie individuate dall’Istituto superiore della sanità e che vorrebbero fare il vaccino di spontanea volontà, acquistandolo in farmacia, dove la disponibilità potrebbe essere scarsa dato l’acquisto massiccio di dosi da parte delle Regioni per garantirlo alle categorie vulnerabili (che quest’anno comprendono anche i bambini dai 6 mesi ai 6 anni e gli adulti dai 60 ai 64 anni).

Ridurre la circolazione dell’influenza è imperativo quest’anno per almeno tre motivi:

  • come ogni anno, proteggere le fasce fragili della popolazione, per le quali l’influenza ha un tasso di complicazioni e mortalità elevato (ogni anno, in Europa, si ammalano di influenza dai 4 ai 50 milioni di persone e ne muoiono tra le 15mila e le 70 mila, che sarebbero molte di più se non ci fossero i vaccini);
  • evitare il rischio di avere una “twindemia” – Covid e influenza insieme – come la ha chiamata il Commissario europeo alla Salute, che potrebbe mandare in tilt i sistemi sanitari per eccesso di ricoveri per l’una e l’altra patologia (mentre casi di co-infezione sembrano rarissimi);
  • far risparmiare di seguire il “percorso Covid” a chiunque si ammali di influenza.

Infatti, la difficoltà di distinguere l’influenza dal Covid-19, impossibile su base esclusivamente clinica, renderà complicata la gestione dei casi: l’unico modo certo per fare una diagnosi differenziale è eseguire il tampone naso-faringeo per la ricerca del Coronavirus. Sintomi come febbre, dolori muscolari/articolari, tosse, rinite, mal di gola, sono comuni alle due infezioni, mentre solo i disturbi dell’olfatto e/o del gusto sono tipici del Covid-19.

Per evitare la diffusione del Covid-19, rimane la raccomandazione per i pazienti, in caso di sintomi simil-influenzali, di isolarsi dagli altri, non andare al Pronto Soccorso né presso gli studi medici, ma chiamare al telefono il proprio medico, per gestire e monitorizzare la situazione.

A complicare ulteriormente la situazione c’è la circolazione, in autunno-inverno, di molti virus responsabili di sindromi simil-influenzali (ce ne sono ben 262 tipi), come i rinovirus, i virus parainfluenzali e i coronavirus umani, che pure andranno in diagnosi differenziale col Covid-19.

In questo periodo di cambio di stagione sono previsti 100mila casi di forme simil-influenzali, nell’arco dell’intera stagione da 4 a 8 milioni, e il vaccino anti-influenzale non protegge dalla loro occorrenza.

Virus influenzali e para-influenzali renderanno in particolare molto difficile, in tempi di pandemia, la gestione delle scuole, che finalmente stanno riaprendo su tutto il territorio nazionale. Le indicazioni presenti nella nuova circolare della Direzione della Prevenzione del Ministero della Salute prevedono che con febbre superiore al 37,5° o sintomi compatibili con il Covid-19, scatti il tampone per alunni e operatori scolastici, su richiesta del pediatra di libera scelta o del medico di medicina generale, che vanno tempestivamente avvisati dal paziente all’insorgere dei sintomi.

Il medico curante, se ritiene i sintomi compatibili col sospetto di Covid, fa richiesta del test diagnostico per quel paziente al Dipartimento di Prevenzione (DdP) della asl, che provvede alla sua esecuzione. Se il caso viene confermato, il DdP si attiva per la sanificazione straordinaria della struttura scolastica nella sua parte interessata, l’approfondimento dell’indagine epidemiologica, l’isolamento/tamponamento dei contatti stretti. Il Ministero garantisce che gli operatori scolastici e gli alunni hanno una priorità nell’esecuzione dei test diagnostici.

Per il rientro in comunità bisognerà attendere 14 giorni e l’effettuazione di due tamponi a distanza di 24 ore l’uno dall’altro con un contestuale doppio negativo, cui seguirà attestazione di avvenuta guarigione e nulla osta all’ingresso o rientro in comunità da parte del medico di base. Se il test diagnostico per SARS-CoV-2 risulta negativo, il pediatra o il medico curante valuterà se ritiene di ordinare la ripetizione del tampone oppure, a guarigione clinica avvenuta, autorizzare l’ingresso a scuola attestando la negatività del test.

In caso il medico riscontri una patologia diversa da Covid-19, non ravvisando la necessità del tampone, il paziente rimarrà a casa fino a guarigione clinica, seguendo le indicazioni del suo medico. Qualora un alunno o un operatore scolastico fosse convivente di un caso accertato, va considerato contatto stretto e posto in quarantena e tamponato, ma i suoi contatti stretti (insegnanti e compagni di classe), non necessitano di quarantena, a meno che il contatto non diventi a sua volta caso positivo al tampone.

Credo che mai come questo inverno sia necessaria “alleanza” tra medici, operatori scolastici, genitori e alunni, per far funzionare tutto bene nell’interesse di tutti: il famoso “patto di corresponsabilità”, per far fronte al nemico comune (i virus) sviluppando al meglio le possibilità di ognuno di “resilienza”, intesa come capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici e difficoltà, riorganizzando e ricostruendo la propria vita in maniera funzionale ai nuovi, indesiderati, contesti.

 

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