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Giovanni Renella, vince Il sogno

Il romanzo è come una storia d’amore, ma i racconti di Giovanni Renella sono come una notte di passione…

Con il racconto Il sogno Giovanni Renella si è affermato in un nuovo concorso letterario: uscirà a giorni, per la Collana Coralli della Ivvi Edizioni, l’antologia Scrittori italiani – Libro blu risultato di un contest letterario a cui hanno partecipato moltissimi autori di ogni parte d’Italia. Nella ristretta cerchia dei selezionati troviamo anche Giovanni Renella con il racconto Il sogno, già apparso su LoSpeakersCorner, e che riproponiamo ai nostri lettori in appendice a questa breve chiacchierata con l’autore, che abbiamo raggiunto per l’occasione.

Riprendiamo così come ci eravamo lasciati a dicembre, dopo la pubblicazione di due tuoi racconti, con questa nuova affermazione in un concorso letterario.

Quanti sono, ad oggi, i contest in cui ti sei affermato?

Fra concorsi vinti, premi speciali della giuria e segnalazioni di merito penso che abbiamo superato i venti concorsi.

Quante case editrici hanno pubblicato le tue raccolte o i singoli racconti?

Vado a memoria e, se non mi sbaglio, dovrebbero essere otto, per un totale di due raccolte di racconti e quindici antologie con vari altri autori; editori con collocazioni geografiche diverse, che vanno dalla Sicilia all’Emilia-Romagna, passando per la Campania, il Lazio e la Toscana. Insomma, con i miei racconti faccio un po’ il globetrotter fra i piccoli editori italiani, che poi sono anche i più coraggiosi.

Perché li definisci i più coraggiosi?

Mi riferisco a chi, fra loro, pubblica racconti. Il genere in Italia, contrariamente a ciò che accade all’estero, non si è ancora affermato; eppure, se veleggiamo su Internet, i racconti brevi sono molto apprezzati e letti. Sarà per una questione di tempo da dedicare alla lettura o di affezione a un genere letterario che comunque ha illustri antesignani nella letteratura mondiale, sta di fatto, però, i racconti si prestano a una fruizione più immediata, diversamente da ciò che accade per i romanzi. Non commettiamo, comunque, l’errore di pensare che i due generi letterari, racconto e romanzo, siano antitetici l’uno all’altro. No. Sono solo due diverse forme espressive per raccontare una storia. Qualcuno, per esemplificare la differenza fra i due generi, ha detto che il romanzo è paragonabile a una storia d’amore, mentre il racconto a una notte di passione. Ecco, penso che questa sia la migliore definizione che si possa dare dei due diversi modi di raccontare storie.   

Come scegli il racconto con cui partecipare al concorso?

In molti casi i contest hanno un tema specifico, in altri, come per l’ultimo promosso dalla Ivvi edizioni, il tema è libero; e allora scelgo quelli a cui sono più affezionato. E’ accaduto così per “Il sogno”, un racconto scritto nel periodo della Pandemia e ispirato al difficile momento che l’umanità intera stava attraversando. Purtroppo ero già convinto, allora, che non avremmo tratto alcun insegnamento da ciò che stava succedendo. Dopo la Pandemia bisognava lavorare, o meglio, ci si aspettava che si lavorasse sull’unità di intenti e di obiettivi. Ciò che accade oggi nel mondo, con una guerra alle porte dell’Europa e la ripresa dei conflitti sociali e politici nel nostro Paese ha tradito ogni aspettativa di una svolta che avrebbe dovuto trovare i popoli e i governi proiettati in tutt’altra direzione. La conclusione del racconto “Il sogno” oggi mi sembra profetica.

Di seguito riproponiamo il bellissimo racconto di Giovanni Renella, Il sogno.

Nella casa di riposo Highlander, Giovanni e Nicola, seduti sulle sdraio in giardino, sonnecchiavano riscaldati dal piacevole tepore del primo Sole primaverile.

Il quotidiano ancora stretto fra le mani, si erano appisolati, tranquilli, commentando la notizia della scoperta dell’ennesimo virus.

La direzione dell’ipertecnologica residenza per anziani aveva dato, di prima mattina, l’annuncio dell’imminente somministrazione del vaccino contro il nuovo virus a tutti gli ospiti della struttura e i due arzilli novantenni si erano messi in gran tiro per l’occasione.

Abituati ormai alle frequenti vaccinazioni per neutralizzare ogni nuovo virus in circolazione, avevano cominciato a discutere di profilassi, ma la conversazione aveva ben presto preso tutt’altra piega, virando sulla generosità delle forme della sessantenne Adelina, l’infermiera che nel pomeriggio gli avrebbe iniettato l’antidoto al virus; e così in un batter d’occhio i due vecchi marpioni erano passati dalle discettazioni scientifiche sull’immunità di gregge a una più ruspante conversazione da caserma sull’avvenenza di Adelina, in un susseguirsi di fantasticherie erotiche che manteneva, comunque, una sua latente affinità con il gregge, o meglio con i rituali d’accoppiamento tipici del mondo ovino.

Quel gaio e malizioso pensiero li aveva fatti sorridere prima, per poi accompagnarli in uno di quei frequenti sonnellini che tanto caratterizzano le giornate degli anziani.

E i loro sogni, per chissà quale misteriosa combinazione dell’universo onirico, avevano riportato entrambi a trent’anni prima, alla primavera del 2020 funestata da quel subdolo virus.

All’epoca vivevano con le loro famiglie che, grazie a Dio, erano scampate al contagio.

E quei giorni, a ricordarli oggi, erano stati i più strani che avrebbero vissuto durante la loro lunga esistenza.

La convivenza familiare forzata, ventiquattro ore su ventiquattro nel chiuso delle quattro mura domestiche, aveva richiesto un notevole sforzo di adattamento, da parte di tutti, a una situazione innaturale che sembrava volersi protrarre in una quarantena senza fine.

Lo stravolgimento repentino della tanto criticata routine quotidiana, che aveva scandito i tempi della loro precedente vita, il timore di un contagio casuale nonostante le mille precauzioni adottate, e il continuo e incessante stillicidio di notizie su quello che da poco più di un semplice raffreddore si stava trasformando in una sorta di pestilenza, aveva portato non pochi sull’orlo di una crisi di nervi.

Poi il tempo, come al solito, aveva rimesso le cose a posto e la specie umana aveva fatto tesoro di ciò che era accaduto.

Le storie dei singoli si erano caratterizzate per una maggiore propensione ai bisogni del prossimo e  l’umanità aveva intrapreso la strada della coesione fra i popoli, archiviando la logica della sopraffazione dell’uomo sull’uomo e le spietate leggi dell’economia che lasciavano i più deboli ai margini di un sistema che finiva per travolgerli.

Non era certo l’Eden, ma la paura che potesse ripetersi ciò che era accaduto, ridestando le coscienze sopite, aveva spinto un po’ tutti a riconsiderare quali fossero le priorità da perseguire, se ancora desideravano avere un futuro per sè stessi e per i loro figli.

Accantonata la corsa agli armamenti, i governi avevano concentrato ingenti risorse sulla ricerca scientifica e nel successivo decennio erano giunti a disporre delle contromisure necessarie per neutralizzare sul nascere ogni nuovo virus.

Cullati dalla dolcezza di quel sogno, Giovanni e Nicola, nella primavera del 2020, intubati nel reparto di terapia intensiva, non si svegliarono più.

 

Giovanni Renella

Giovanni Renella è nato a Napoli nel ‘63, agli inizi degli anni ’90 Giovanni Renella ha lavorato come giornalista per i servizi radiofonici esteri della RAI.

Ha pubblicato una prima raccolta di short stories, intitolata “Don Terzino e altri racconti” (Graus ed. 2017), con cui ha vinto il premio internazionale di letteratura “Enrico Bonino” (2017), ha ricevuto una menzione speciale al premio “Scriviamo insieme” (2017) ed è stato fra i finalisti del premio “Giovane Holden” (2017).

Nel 2017 ha vinto il premio “A… Bi… Ci… Zeta” per i racconti bonsai.

Nel 2018 è stato fra i finalisti della prima edizione del Premio Letterario Cavea.

Alcuni suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie “Sette son le note” (Alcheringa ed. 2018) e “Ti racconto una favola” (Kimerik ed. 2018).

Nel 2019 ha pubblicato la raccolta di racconti “Punti di vista”, Giovane Holden Edizioni con cui ha vinto il Premio Speciale della Giuria al “Premio Letterario Internazionale Città di Latina”.

Nel 2020 alcuni suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie “Cento parole” e “Ti racconto una favola” entrambe edite dalla Casa Editrice Kimerik.

Con un racconto, pubblicato dalla Giovane Holden nel volume n.7 “Bukowski. Inediti di ordinaria follia”, è risultato finalista al Premio Bukowski 2020.

Sempre nel 2020, altre sue storie sono state selezionate e inserite nell’antologia “Io resto a casa e scrivo” edita dalla Kimerik.

Nel 2021 due sue favole sono state pubblicate nell’antologia “Ti racconto una favola 2021” ed. Kimerik.

A luglio 2021 un suo racconto è stato pubblicato nell’antologia “Desiderio d’estate” ed. Ensemble.

Nel 2022 alcuni dei suoi racconti sono stati pubblicati dalla Rudis Edizioni nelle raccolte “Storie d’estate”, “Pianeta favole” e “Storie di Natale” e dalla casa editrice Historica nel volume “Storie e leggende di Natale”

Febbraio 2023 Ivvi editore pubblica un suo racconto nel volume “Scrittori italiani. Libro blu” per la Collana Coralli

 

 

 

2 pensieri riguardo “Giovanni Renella, vince Il sogno

  • Come tuo solito, mi sorprendi sempre in modo piacevole nella lettura. Hai la stoffa del giallista, quello ironico però che, con semplicità e senza arzigogoli o trame intricate e labirintiche, ti porta semplicemente riflettere sul senso della vita.

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  • Michele Maggio

    Questa è bravura innata che merita molto molto di più.

    Rispondi

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