Società

Il ristorante Ciro a Mare, un simbolo di legalità

PORTICI (NAPOLI) – Nella Casa comunale di via Campitelli il sindaco Nicola Marrone e i titolari del ristorante Ciro a Mare si sono incontrati venerdì 27 maggio per fare il punto sulla procedura. Il sindaco ha ribadito  la volontà e l’impegno dell’Amministrazione comunale nel rispetto di una  corretta soluzione amministrativa.

Acquisiti tutti i pareri tecnici necessari la Giunta produrrà una delibera con la quale chiederà al Consiglio comunale di approvare un atto di transazione.

La storia del ristorante Ciro a Mare iniziò  nel 1964: I fratelli Giovanni, Ciro, Ludovico e Antonio Rossi richiesero all’Amministrazione comunale, retta all’epoca dal dottor Bruno Ferraro, una licenza per aprire un ristorante nella zona del Granatello, prospiciente la spiaggia delle Mortelle.

Allora quella zona era terra di nessuno, una sorta di discarica abusiva, senza illuminazione elettrica. I fratelli Rossi, Ciro in testa, ottenuta l’autorizzazione cominciarono a costruire il mitico “Ciro a Mare”, un’istituzione per tutta la Città: buona cucina, correttezza e professionalità. Il ristorante venne inaugurato il 15 luglio 1965.

Ciro Rossi con i suoi fratelli man mano incominciò a sistemare a proprie spese il piazzale antistante il ristorante e la strada alle spalle, sebbene il suolo fosse di proprietà comunale, in modo da rendere più agevole l’ingresso al locale.

Poi cominciarono le intimidazioni della camorra: 2001, 2004, 2006 fino a quella notte del 4 gennaio 2009 quando il locale venne incendiato.

Ciro-a-Mare

I Rossi, avviliti,  fino a quel momento avevano tenuto testa ai criminali, ma a quel punto mollarono e decisero di chiudere definitivamente l’attività.

Ancora una volta gli eredi della dinastia, i cugini Raffaele e Massimo Rossi si ribellarono alla tracotanza: il locale andava riaperto in ogni modo. Chiesero il sostegno delle Istituzioni: da soli non avrebbero potuto affrontare la ricostruzione.

Cominciò cosi un lungo percorso durante il quale il sindaco ha  discusso in  più occasioni  con Tano Grasso e col commissario straordinario antiracket e antiusura Santi Giuffrè.   «Sulla vicenda – afferma il sindaco – inviterò come ho già fatto in più occasioni i rappresentanti dell’opposizione in Consiglio comunale al confronto costruttivo per giungere in tempi rapidi alla soluzione».

Ancor prima di essere  eletto  il dottor Marrone dichiarò infatti: «Sono fermamente convinto che lo Stato debba assicurare il massimo sostegno agli imprenditori vittime della criminalità organizzata. È pur vero che lo Stato ha dato un cospicuo indennizzo alla famiglia Rossi, ma la situazione è estremamente confusa. Perciò il mio primo atto quando mi insedierò al Comune sarà quello di espletare gli atti amministrativi ancora incompleti. Sottolineo che si dovrà trovare una soluzione giuridicamente praticabile che purtroppo al momento non c’è  e che non consente la riapertura del locale».

Tra i temi caldi dell’estate anche la vicenda legata alle piattaforme sulla line di costa. Al momento non ci sono piattaforme elioterapiche attive:  le prime due che si affacciano sullo specchio d’acqua antistante la piazzetta ex Montedison sono una sottoposta a sequestro e l’altra oggetto di un contenzioso che al momento ne impedisce la riapertura. Per quanto riguarda invece lo specchio d’acqua antistante Ciro a Mare, la scogliera è oggetto di due concessioni rilasciate da oltre tre anni, una delle quali  proprio ai titolari di Ciro a Mare. Naturalmente come per tutte le concessioni di piattaforme resta alto il controllo da parte dell’Amministrazione.

Il panorama che si godeva dal ristorante
Il panorama che si poteva godere dal ristorante

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