La Recensione, Maria Maddalena

di Ciccio Capozzi

Maria Maddalena, Galilea: età della predicazione di Gesù. Maria di Magdala, donna di particolare sensibilità e forte personalità, nonostante il parere contrario della famiglia, segue Gesù e i suoi discepoli. Il personaggio di Maria Maddalena è stato oggetto di una profonda e radicale revisione negli ultimi tempi. Non più la donna di facili costumi ma «… la prima e più fedele discepola del Cristo; a lui vicina, insieme alla Madonna, anche nel supplizio; e tra le prime annunciatrici della sua Resurrezione», come è stato indicato in una presa di posizione ufficiale della Chiesa del 2016. Ma già nel 2007 il Cardinale Carlo Maria Martini, deceduto nel 2012, aveva dedicato un libro di Esercizi Spirituali, rivolto alle Consacrate dell’Ordo Virginum della Diocesi di Milano, a questa figura femminile consegnataci dalle Scritture, ovvero come colei che aveva colto più da vicino la potenza e l’unicità spirituale di Gesù. Maria Maddalena «… è il segno dell’eccesso cristiano, il segno dell’andare al di là del limite, il segno del superamento»: come afferma in quell’opera il grande e innovativo teologo (di formazione gesuita, come Papa Francesco), e finissimo studioso delle tradizioni culturali mistiche della Chiesa, oltre che attento alle loro implicazioni psicologiche e umane. Solo chi si perde può comprendere ed attingere alla totale comprensione di Dio: deve esserci un vero e proprio “squilibrio dell’esistenza” perché “solo l’eccesso salva”. Ebbene: è esattamente questo il taglio tematico-narrativo con cui è presentata Maria Maddalena nel film (USA-AUSTRIA-UK, 18).

Non credo che le sceneggiatrici del film, Philippa Goslett ed Helen Edmundson, abbiano avuto dimestichezza con l’opera di Carlo Maria Martini. Però è da sottolineare la sensibilità contemporanea, innovativa con cui hanno riscoperto il personaggio: in realtà di rottura con la visione che tradizionalmente ne si aveva.  E bisogna dire che il film è del tutto coerente con questa lettura : sia figurativamente che psicologicamente.

Inoltre sono suggeriti con molta finezza i motivi profondi per cui Maria Maddalena è stata messa in disparte, proprio dagli immediati discepoli del Cristo: da Pietro, in particolare, interpretato dall’attore, molto bravo e potente, Chiwetel Ejiofor (protagonista di 12 anni schiavo): per non creare dissidi con la mentalità corrente, e per evitare ogni forma, sia pur larvale di scandalo, mette Maria di Magdala in sordina: così instradando il giudizio negativo che la Chiesa ufficiale, per lunghi secoli, ha avuto di questa emblematica personalità femminile.

Maria Maddalena  è un ritratto del tutto al femminile: nel senso di approfondito sulle coordinate di una forte sensibilità personale, ma innestata su una consapevole e profonda ansia di tipo spirituale. Non è né banalizzata, rispetto ad una qualche forma, sia pur sottotraccia, di trasporto erotico-sentimentale nei confronti di Gesù, né “gridata” sopra le righe con annunci verbali di comportamenti improntati alla ricerca della dimensione del sacro “dentro di lei”. Ma la gestualità, molto rattenuta ed essenziale, va di apri passo con l’incessante e instancabile percorso di chiarificazione a sé stessa, delle motivazioni, talvolta perfino imperscrutabili, che lei avverte spingere e motivare il suo fare. E cui vuole dare una risposta chiara e coerente con quello che è il suo sentire, in progress col senso della scoperta di sé. In particolare dei suoi complessi rapporti col sacro, con la divinità che si è resa uomo e del cui destino avverte, insieme alla madre, fino in fondo, la assoluta drammaticità.

Il lavoro delle sceneggiatrici è stato davvero geniale. È una dimensione obiettivamente “folle” e molto coraggiosa, per la sua difficoltà problematica, rispetto alle attese di uno spettacolo cinematografico: e infatti ha lasciato perplessi molti spettatori. Ma il film Maria Maddalena  “ci sta”. L’attrice Rooney Mara, la cui sensibilità era già nota, ne dà un’interpretazione esemplare per finezza e sfumature.

Il regista, l’australiano Garth Davis, cui si deve il fortunato Lion, mostra di padroneggiare con esemplare efficacia la difficoltà dell’assunto. Viene dalla pubblicità e dai video musicali: a parte il senso della bellezza e della coerenza figurativa, ha imparato la gestione dei materiali estremamente funzionale alle esigenze narrative tematiche. Non ha velleità intellettualistiche: si rende conto perfettamente che portare avanti con chiarezza la complessità dell’assunto è già di per sé autorale.

Mi ha pure colpito il ritratto di Giuda: anche qui si è cercato di approfondire le “ragioni dell’altro”, che hanno portato al più famoso dei tradimenti. Il bravo attore francese, ma di origini maghrebine, Tahar Rahim, ne dà un’immagine credibilmente ingenua e spaesata; infine attonita per quello che ha fatto.

A molti critici l’aspetto un po’ sullo “sciamanico” di Gesù, reso da Joaquim Phoenix, non ha convinto. Però l’Osservatore Romano di questa lettura ha dato un giudizio più possibilista. In realtà il Cristo è un personaggio dalle mille sfaccettature e possibilità interpretative.

Ciccio Capozzi, già docente del Liceo Scientifico

porticese Filippo Silvestri, è attualmente

Direttore Artistico del Cineforum

dell’Associazione Città del Monte|FICC al

#Cinema #Teatro #Roma di Portici.

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