Il medico risponde: La dieta sana per i ragazzi? Ma attenti al Natale!

di Carlo Alfaro

I ragazzi italiani mangiano troppo e male, si muovono poco, e perciò ingrassano. Anche se i risultati dell’ultima indagine Okkio alla salute, Sistema di Sorveglianza istituito dieci anni fa dal Ministero della Salute/Ccm (Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie), e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità – condotta nel 2016 su oltre 48.400 genitori e 48.900 bambini di più di 2600 classi di tutto il territorio nazionale – mostrano, col 21,3% dei ragazzi italiani in sovrappeso e il 9,3% obeso. Un trend di lenta ma costante diminuzione della prevalenza, in meno di dieci anni, dell’eccesso ponderale (sovrappeso più obesità), che è sceso del 13% dal 2008/2009 a 30,6% al 2016.

L’Italia resta ai primi posti nella classifica dei peggiori Paesi europei per obesità infantile, stilata dalla Childhood Obesity Surveillance Initiative. Inoltre, il miglioramento registrato dagli ultimi dati non è omogeneo su tutto il territorio nazionale, e l’analisi della variabilità regionale conferma prevalenze più elevate al Sud e al Centro, anche se il gap tra le Regioni è leggermente diminuito nel corso degli anni. Peraltro, la Campania continua a detenere il record per obesità infantile, con il 28 per cento dei ragazzi in sovrappeso, il 13,7 obeso e il 5,5 con obesità severa.

La rilevazione ha posto l’accento sul fatto che circa il 40% delle madri di bambini in sovrappeso o obesi ritiene che il peso del proprio figlio sia nella norma, e quindi non corre ai ripari. Un altro dato che emerge dall’indagine è la sedentarietà dei bambini italiani: il 23,5% svolge giochi di movimento non più di 1 giorno a settimana, il 33,8% svolge attività fisica strutturata non più di 1 giorno a settimana e il 18% non ha fatto alcuna attività fisica il giorno precedente l’indagine. Inoltre, solo circa 1 bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta. Le femmine risultano meno attive dei coetanei maschi, così come i bimbi che abitano in grandi centri urbani.

Riguardo poi all’alimentazione, l’indagine rivela la grande diffusione di abitudini alimentari errate tra i ragazzi italiani: a pranzo il 20% non consuma quotidianamente frutta e verdura, mentre durante la giornata il 36% consuma quotidianamente bevande zuccherate o gassate. Poi c’è la cattiva abitudine del salto della prima colazione, che persiste nonostante le numerose campagne educative.

I risultati preliminari di un’indagine condotta dalla Società Italiana di Pediatria in collaborazione con gli uffici scolastici regionali, che hanno invitato gli alunni a rispondere ad un questionario informatizzato intervistando più di 10 mila ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni, provenienti da tutte le Regioni italiane, presentata in occasione del Congresso Nazionale  – svoltosi a Napoli nello scorso maggio – rivelano che solo il 53,2% fa colazione a casa regolarmente prima di andare di scuola, mentre dai dati sugli stili di vita dei giovani italiani presentati a Roma dalla Federazione italiana medici pediatri nel loro XI congresso a settembre 2017, emerge che il 24,9% dei 15enni non fa mai colazione.

Tutte le Regioni italiane si sono impegnate nella realizzazione del Piano Nazionale della Prevenzione (Pnp) 2014-2018 che, secondo l’approccio del Programma Guadagnare salute, interviene attraverso strategie di popolazione tra cui l’incremento del 15% della prevalenza di bambini di 8-9 anni che consumano almeno 2 volte al giorno frutta e/o verdura.  Purtroppo, in Italia solo 14% dei bambini segue la dieta mediterranea, il modello alimentare che ha consentito all’Italia di risultare al primo posto, su 163 Paesi, nell’ultima classifica (marzo 2017) del Bloomberg Global Health Index, quale il popolo più sano e in salute del pianeta. Dieta mediterranea che non è solo alimentazione, ma un insieme di competenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, dalla coltivazione alla raccolta, alla conservazione, alla cucina, fino al consumo di cibo inteso come momento di interazione sociale.

I Pediatri di famiglia della Provincia di Napoli hanno costituito da quest’anno un Gruppo di lavoro denominato Dieta Mediterranea in pediatria che si propone di promuovere uno stile alimentare corretto agendo sulle abitudini alimentari della madre già durante l’allattamento, proseguendo poi sul bambino fin dalle prime fasi dello svezzamento.

Dieta mediterranea che dovrebbe continuare a guidare le nostre scelte alimentari anche durante le festività natalizie, che rappresentano classicamente uno dei periodi dell’anno in cui si mangiano senza controllo cibi dolci e grassi, continuando poi a consumare anche nei giorni e settimane successive gli alimenti calorici rimasti dai giorni di festa. Un controllo su quantità e qualità dei cibi introdotti, con attenzione sempre all’alimentazione sana ed equilibrata, senza per questo rinunciare ai piaceri della tradizione e alla convivialità delle riunioni nei giorni di festa, può risparmiare all’organismo, soprattutto quello più vulnerabile, perché in crescita, di bambini e adolescenti, stress biologici e fisici. Perché, come ricordava già Leonardo da Vinci: «La salute dell’uomo si fa da ciò che mangia».

Il dottor Carlo Alfaro, sorrentino, 54 anni, è un medico pediatra Dirigente Medico di I livello presso gli Ospedali Riuniti Stabiesi della ASL NA3Sud, Responsabile del Settore Medicina e Chirurgia dell’Associazione Scientifica SLAM Corsi e Formazione, e Consigliere Nazionale della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA).

Inoltre è giornalista pubblicista, organizzatore e presentatore di numerosi eventi culturali, attore di teatro e cinema, poeta pubblicato in antologie, autore di testi, animatore culturale di diverse associazioni sul territorio, direttore artistico di manifestazioni culturali.

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