CampaniaSocietà

Benevento, dove la storia scorre accanto alle leggende

Una città di pietra e memoria: Benevento custodisce un enorme patrimonio artistico  e i miti, tra architetture millenarie e incanto senza tempo

La bellissima Benevento non è una città: è un varco. Un luogo in cui la pietra conserva ciò che il tempo non ha potuto cancellare, e la notte trattiene ancora il respiro delle sue antiche magie. La chiamano da secoli la città delle streghe, ma il suo incanto è più profondo di un semplice soprannome: è un’identità scolpita nella memoria collettiva, un’eco che risale dalle rive del fiume Sabato, dove un tempo sorgeva il leggendario e magico noce.

Sotto quell’albero si radunavano donne sapienti, le janare, creature sospese tra mito e realtà, capaci di volare, di conoscere le erbe, di parlare con la luna. Il loro cerchio notturno era un rito antico, pagano, che sfidava il nuovo ordine cristiano. Fu per questo che, nel 662, il vescovo Barbato fece abbattere il noce, tentando di spezzare i sabba infernali. Ma Benevento non dimentica: la magia non scomparve, si nascose nelle pietre della città.

Il luogo dove pulsa più forte è il Triggio, un quartiere antico che sembra un labirinto di pietra e memoria. Qui, tra vicoli stretti e case addossate, si sono insediate storie e leggende che nessun secolo ha potuto cancellare. La Zoccolara, che di notte fa risuonare i suoi passi sul basolato come un presagio. Il Mazzapauriello, spiritello domestico capriccioso, capace di proteggere o tormentare chi abita la casa. E, naturalmente le janare, sempre loro, che sembrano ancora far tremare i vetri delle finestre nelle notti di vento.

Il Triggio è anche storia che si può toccare: la civitas nova voluta dal principe Arechi II, cuore della Benevento longobarda, dove il passato affiora come una reliquia. Lì giace l’antico teatro romano, il più grande mai rinvenuto, solo in parte restituito alla luce, come se la terra stessa volesse custodirne il mistero. Poco oltre, il Cimitero dei Morticelli, un tempo abbazia domenicana, oggi luogo di silenzio e pietà.

A segnare il confine del rione, la severa Port’Arsa, inglobata nelle mura longobarde, mentre il Ponte Leproso, antico e solenne, unisce le due sponde del Sabato e due epoche lontane. Si dice che proprio lì cadde Re Manfredi di Svevia, e che il fiume ne conservi ancora il riflesso.

Eppure, nonostante la storia, il Triggio è sempre stato un quartiere popolare, vivo, rumoroso, capace di custodire la sua identità con ironia: “Chi passa p’ ’u Triggio e nunn è criticato, ’e triggiaiole o stanno ’ncarcerate o stanno malate.”

Così è Benevento: una città che non si limita a essere vista, ma che va ascoltata. Una città dal colore caldo dove la storia e mito convivono, dove le pietre sono racconti, ogni ombra un possibile incantesimo. Una città che non smette mai di raccontare e di incantare.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *