San Giuseppiello, storia di passione e impegno

San Giuseppiello, un modello di risanamento serio, attento, naturale e a basso costo che rischia di essere dimenticato e, ancor peggio, distrutto

di Stanislao Scognamiglio e Tonia Ferraro

SAN GIUSEPPIELLO DI GIUGLIANO (NA) – In piena “terra dei fuochi” c’è una piccola oasi: un appezzamento di terreno recuperato grazie all’amore, all’impegno di alcuni agronomi.

Un esempio di bonifica naturale, un progetto nel quale è stata messa tanta passione, che non è costato cifre esorbitanti.

Eppure, gli straordinari risultati ottenuti rischiano di andare perduti.

Il modello di San Giuseppiello, un fondo agricolo di circa 6 ettari, quella vita recuperata a dispetto di tutto e di tutti, potrebbe essere definitivamente dimenticato.

Di seguito  pubblichiamo stralci di una lettera aperta, di cui purtroppo si ignora l’autore, pervenutaci attraverso la segnalazione della professoressa Linda Gallo, persona sensibile all’argomento:

C’era una area fortemente avvelenata a San Giuseppiello, Giugliano in Campania, terra dei fuochi. Poi c’era un progetto di bonifica, come tanti altri,  tanti milioni di euro, denaro pubblico.

Ne sarebbe risultato un lavoro enorme, di asportazione di terra e veleno per portarlo chissà dove, con costi enormi.

Bruttura su bruttura, devastazione su devastazione, distruzione su distruzione che avrebbe arricchito solo la camorra. Sappiamo che è così che funziona, la camorra inquina, la camorra si occupa delle bonifiche.

La salubrità ambientale era stata tanto compromessa da «…un rilevante aumento dell’inquinamento globale, relativo alla eccessiva produzione e utilizzo di composti chimici derivati del petrolio, incautamente rilasciati nell’ambiente» da imporre la ricerca di immediate soluzioni eco-compatibili.

Il progetto mirante alla bonifica del suolo mediante tecniche fisico-chimiche, rientrante nel protocollo di risanamento LifeECOREMED, è stato concepito presso il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, coordinato dal professore Massimo Fagnano, docente di Agronomia, ha visto  un team di studiosi che … hanno realizzato un progetto differente, improntato all’attenzione ed alla cura della terra. E così nei terreni sequestrati ai clan, dov’erano stati sotterrati veleni e rifiuti industriali è stata attivata un’opera di recupero totalmente affidata alla tecnologia ed alla Natura.

Nei cinque anni di applicazione, il progetto ha visto sinergicamente impegnati il Centro Interdipartimentale di Ricerca Ambiente (CIRAM), costituito da Agraria, Architettura, Economia, Ingegneria, Lettere e Filosofia, Scienze Naturali, Matematica e Fisica, l’Assessorato Agricoltura della Regione Campania, la RISORSA,  società di ricerca che si occupa di agricoltura, territorio e paesaggio, l’Agenzia regionale protezione ambientale Campania (ARPAC).

Un intervento alternativo,  pulito, a basso costo: sono stati piantati 20.000 pioppi, le cui radici stanno assorbendo i metalli pesanti  in profondità. Il terreno è stato cosparso di compost arricchito con batteri capaci di metabolizzare gli idrocarburi. Il tutto è costato “solo” 900.000 euro rispetto ai molti milioni di euro che prevedeva il progetto iniziale. In questi anni gli alberi sono diventati un bel bosco,  sono ritornati gli animali selvatici  e gli uccelli, arrivano gli alunni delle scuole,   le macchine monitorano la diminuzione dei veleni,  un vero miracolo.

Eppure l’area non è stata affidata, il commissario da qualche settimana è in pensione e la Regione Campania non ha ancora individuato né il successore né un organismo a cui affidare il bene bonificato. Intanto da qualche mese è  già cominciata la devastazione degli uffici e delle apparecchiature. 

Un modello virtuoso, efficace ed efficiente, una sperimentazione ecosostenibile, un esempio di legalità  che si potrebbe replicare nelle mille terre avvelenate del nostro Paese rischia di essere dimenticato e, fatto gravissimo, di essere  distrutto e le persone che vi hanno lavorato lasciate sole ed  esposte.

Alla luce dei risultati ottenuti, il progetto, ritenuto tra i 9 migliori progetti di ricerca europei per il periodo 2016-2017,  nell’ambito del  LIFE Award, lo scorso 23 maggio 2018. è stato premiato dalla Commissione Europea.

Persone che hanno avuto il coraggio di intraprendere percorsi differenti, di non utilizzare denaro pubblico per opere costose ed inutili, di occuparsi della nostra terra con cura per recuperare natura e bellezza. Vorrei portare a conoscenza i  grandi movimenti ambientalisti italiani  di questa storia.

 

Non vorrei apparire troppo esigente se affermo   che se ne dovrebbe  occupare la  Politica, Libera, la Magistratura, le Associazioni, Cittadinanza Attiva,  i Giornalisti sensibili ed attenti al tema e che non si lasciasse solo chi ha provato a costruire un modello di risanamento della nostra terra in maniera seria, attenta e naturale, mettendosi anche contro il grande potere della camorra.

 

Se ci siete datemi una mano a diffondere e a condividere questa bella storia prima che diventi una storia triste.

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