Figli di Portici famosi: Gennaro Serra di Cassano

di Stanislao Scognamiglio

Si sente spesso parlare di personaggi porticesi per nascita o d’elezione dei quali si sta perdendo la memoria … Ritengo perciò doveroso ravvivarne memoria fornendo un breve profilo biografico tratto dal mio inedito Diario; avvenimenti, cose, fenomeni, uomini, vicende.  Portici e Vesuvio dalle origini a oggi, con il conforto di Autori di ogni tempo.

Gennaro Maria Ignazio Francesco Serra è nato a Portici, il 30 ottobre 1772, nella villa di famiglia, posta nella zona di Bellavista, ancor oggi detta Cassano.

Discendente di «… una famiglia patrizia, tra le più influenti del Regno», è figlio secondogenito del duca di Cassano Luigi Serra e di donna Giulia Carafa, dei principi della Roccella.

Nel corso di «… una sera di festa e di lumi», ha ricevuto il battesimo dal reverendo Giuseppe Moscatelli, parroco della chiesa madre di Portici.

Giovanissimo, insieme al fratello Giuseppe, marchese di Trevi, è stato inviato a studiare nel collegio di Sorèze, in Francia, mentre si stanno sviluppando gli avvenimenti che hanno portato alla decapitazione dei regnanti e alla proclamazione della Repubblica Francese.

Nel collegio di Sorèze, quindi, entrato in «… contatto con le idee della rivoluzione appena scoppiata», ha fatto proprie «… le nuove idee di democrazia e di libertà dei popoli».

Compiuto gli studi, poco dopo il suo ritorno a Napoli, è stato accusato «… insieme al fratello Giuseppe (1771 – 1837) di aver avuto parte attiva nei circoli giacobini che si diffondevano a Napoli in quegli anni». Sospettato «… di aver partecipato alla congiura de’ Medici», nel 1795, sempre insieme al fratello Giuseppe, è stato imprigionato. Per volontà del sovrano Ferdinando IV di Borbone (1751 – 1825) , assieme ad altri detenuti politici, è stato rilasciato il 25 luglio 1798.

Nutrendo ideali liberali, divenuto «… patriotta repubblicano», ha partecipato attivamente alla breve vicenda della Repubblica Partenopea, instaurata il 21 gennaio 1799.

Il 23 gennaio 1799, mentre «… la plebe tentava devastare il palazzo Cassano […], prendeva posto nel Municipio di Napoli». Ha sostituito, in effetti, il padre nell’incarico di ordinare la cavalleria nazionale. Conseguentemente ha ottenuto il grado di capitano e, di lì a poco, quello di colonnello della Guardia Nazionale.

Nel momento in cui le orde sanfediste, comandate dal cardinale Fabrizio Ruffo (1744 – 1827) hanno sferrato l’ultimo attacco alla capitale, è stato «… tra gli eroi difensori e guida gli ultimi patrioti alla resistenza del presidio di Capodimonte».

Dopo l’inevitabile capitolazione, all’entrata dei sanfedisti in Napoli, costretto a riparare in un castello della città, travestito, ha tentato di fuggire. Nel tentativo di fuga, però, riconosciuto dalla folla, è stato aggredito e malmenato. Arrestato e incarcerato, dopo la restaurazione, «… dalla reazione borbonica» è stato condannato alla pena capitale, mediante decapitazione.

All’età di «… appena 27 anni», Gennaro Maria Ignazio Francesco Serra muore a Napoli, alle ore 19 del 20 agosto 1799. La sua breve vita è stata «… troncata dalla mannaia del boia», sul patibolo innalzato in piazza Mercato.

Sprezzante della morte, davanti a una folla delirante, «… guardando il tripudio osceno della plebaglia» ha esclamato al boia: «… ho sempre lottato per il loro bene ed ora mi vedo festeggiare la mia morte».

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