Hantavirus, cosa succede
Allarme sanitario a bordo di una nave da crociera: focolaio di Hantavirus. OMS ed ECDC: rischio “molto basso” per la popolazione generale
Carlo Alfaro
È in corso un focolaio di contagi da un virus della famiglia degli Hantavirus a bordo di una nave da crociera, la MV Hondius. Il ceppo coinvolto è l’Andes orthohantavirus, raro ma reso pericoloso dal fatto che è uno dei pochissimi Hantavirus con possibile trasmissione interumana documentata.
Il focolaio si è allargato perché una donna poi deceduta in ospedale ha viaggiato in aero dopo la morte del marito sulla nave. Al momento tra gli occupanti la nave da crociera MV Hondius si contano 8 casi confermati di cui 3 morti. Non ci sono casi al momento in Italia. La nave MV Hondius, attualmente con circa 150 persone a bordo, tra passeggeri e membri dell’equipaggio, sta raggiungendo Tenerife dove le persone saranno evacuate e isolate in quarantena con protocolli sanitari straordinari. OMS ed ECDC garantiscono che il rischio risulta “molto basso” per la popolazione generale.
Il virus non ha una spiccata attitudine alla diffusione interumana: mentre il COVID, ad esempio, ha come “indice R”, che misura la trasmissibilità da una persona all’altra (numero di persone infettate da una persona infetta) il valore 5, l’Hantavirus ha un valore minore di 1. Gli Hantavirus sono virus a RNA riscontrati in tutti i Continenti tranne l’Australia, trasmessi da urine/feci di roditori infetti (topi e ratti selvatici), quindi rientra tra le zoonosi (malattie trasmesse dagli animali).
Ogni tipo di virus è associato a una specie specifica di roditore. Il rischio di contaminazione avviene dal contatto per inalazione o contatto su cute lesa con escrementi di roditori in ambienti chiusi come cantine, fienili, baite, magazzini infestati. La trasmissione da uomo a uomo richiede contatto stretto e prolungato. I sintomi iniziali della forma respiratoria, presenta in America, sono febbre alta, dolori muscolari, cefalea, nausea, tosse; nei casi gravi può comparire insufficienza respiratoria rapida ad alta mortalità. Un’altra forma altrettanto grave è la febbre emorragica con sindrome renale, diffusa in Medio Oriente. L’incubazione varia da 1 a 5 settimane. Non esiste una cura antivirale specifica, il trattamento è solo di supporto. La prevenzione si fonda sulla stretta igiene. È in preparazione un vaccino.
