Medicina Salute BenessereSocietà

Stop alla violenza in corsia

Il piano PAD 2026 forma medici e infermieri a prevenire, riconoscere e disinnescare le aggressioni al personale sanitario in corsia

di Antonio La Daga

Medici e infermieri aggrediti nei pronto soccorso o nei reparti: le cronache purtroppo ne parlano ormai ogni giorno. Quella delle violenze negli ospedali è diventata una vera emergenza sociale che non solo mette a rischio i lavoratori, ma peggiora anche la qualità delle cure per tutti i cittadini. Per rispondere a questa minaccia nasce il programma PAD 2026 (Prevention, Attention, De-escalation), un percorso formativo ideato dalla FNOMCeO per insegnare al personale sanitario come disinnescare i conflitti prima che sia troppo tardi.

I tre pilastri del metodo: Prevenire, Osservare, Disinnescare

Il modello PAD affronta il problema attraverso tre passi fondamentali:

Prevention (Prevenzione): Molte tensioni nascono dall’attesa e dalla confusione. Migliorare l’organizzazione delle sale d’aspetto e dare informazioni chiare sui tempi riduce drasticamente l’ansia e la frustrazione dei pazienti prima ancora che nasca un litigio.

Attention (Attenzione): Medici e infermieri imparano a leggere i segnali del corpo. Un tono di voce che si alza, uno sguardo fisso o i pugni chiusi sono campanelli d’allarme. Intercettarli subito permette di intervenire prima che la rabbia diventi violenza fisica.

De-escalation (Disinnesco): Quando la tensione è alta, la parola d’ordine è calmarla. Si usano tecniche precise: un tono di voce sereno, una postura aperta, ascolto attivo e nessuna risposta burocratica o provocatoria. Questo atteggiamento aiuta l’altra persona a tranquillizzarsi e riapre il dialogo.

Gestire le situazioni difficili e i familiari

Il piano offre strumenti per gestire i casi più complessi, come i pazienti con disturbi psichici o dipendenze. In questi contesti la rabbia è spesso una richiesta d’aiuto disperata, non un attacco personale, e richiede fermezza ma anche profondo rispetto.

Un ruolo chiave lo giocano anche i familiari, spesso spaventati e impotenti di fronte alla malattia del proprio caro. Spiegare le cose in modo semplice, senza usare un linguaggio medico incomprensibile, e accogliere le loro paure permette di trasformarli da elementi di tensione in preziosi alleati del percorso di cura.

Sicurezza e supporto dopo l’evento

Oltre alla comunicazione, contano i fatti: gli ospedali devono investire in sicurezza strutturale, come telecamere, pulsanti antipanico e vie di fuga protette.

Infine, il modello introduce il debriefing: dopo ogni aggressione, l’équipe si riunisce per parlare dell’accaduto. Questo momento serve sia a sfogare il trauma psicologico subito dai lavoratori, sia a capire cosa ha funzionato e cosa no, così da migliorare i protocolli di sicurezza per il futuro.

Proteggere chi ci cura non è un costo, ma un dovere strategico per salvare il nostro sistema sanitario.

LINK DI RIFERIMENTO

 

Un pensiero su “Stop alla violenza in corsia

  • Complimenti Antonio un gran bell’articolo, è indispensabile conoscere per prevenire e curare meglio. Hai messo magistralmente in evidenza i capisaldi di come operare in sicurezza e quale è l’approccio migliore per relazionarsi efficacemente con gli altri, tutelando la nostra e la loro salute. Tale pregevole e molto istruttivo lavoro rischia di essere “una voce gridata nel deserto” se non è supportato e strategicamente attuato dall’Ente sanitario ove si dovrebbe lavorare in sicurezza contro l’aggressività di alcuni utenti ed accompagnatori.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *