Diari dal Blu – Il lago di Capo d’Acqua di Ciro Dell’Anno | 16
Il lago Capo d’Acqua, dove l’acqua custodisce la memoria di un antico paesaggio medievale sommerso dove la storia incontra il blu
di Ciro Dell’Anno
Ci sono luoghi in cui l’acqua non separa il presente dal passato, ma li tiene insieme. Il lago di Capo d’Acqua, in Abruzzo, è uno di questi.
Nel 1965, alle sorgenti di Capo d’Acqua, venne realizzato un bacino artificiale destinato a raccogliere acque di straordinaria limpidezza. Le sorgenti, alimentate da un complesso sistema di falde e percorsi carsici, danno vita al fiume Tirino, famoso per la trasparenza delle sue acque. Ma è immergendosi nel lago che si scopre la sua storia più sorprendente.
Sotto quella superficie apparentemente immobile è infatti rimasto un antico insediamento urbano.
In epoca medievale, proprio accanto alle sorgenti, sorgevano due mulini. Erano luoghi di lavoro, attraversati ogni giorno da uomini, animali e carri; intorno si sviluppava una piccola realtà fatta di strade, pietre, muri e percorsi. Con la realizzazione del bacino, quel mondo venne progressivamente sommerso. Oggi ciò che resta giace sotto l’acqua.
Man mano che mi immergo, Capo d’Acqua diventa allora qualcosa di molto diverso da un semplice lago. È un viaggio attraverso una memoria rimasta intatta nelle pietre. La straordinaria visibilità consente di distinguere archi, pavimentazioni, muretti e i resti degli antichi edifici, mentre la luce penetra nell’acqua e modifica continuamente la percezione dello spazio.
Scendendo in profondità, il paesaggio cambia.
Le alghe si muovono lentamente seguendo il movimento dell’acqua; i riflessi attraversano le pietre; le strutture sommerse emergono dal blu con una presenza quasi irreale. Il silenzio amplifica ogni particolare e trasforma l’immersione in un’esperienza sospesa tra esplorazione e contemplazione.
È difficile non immaginare la vita che un tempo animava quei luoghi.
Dove oggi procedo lentamente, seguendo le tracce di un antico selciato, un tempo passavano persone. Lì dove ora l’acqua accarezza un muro sommerso, un tempo c’erano attività, gesti quotidiani e lavoro. Il lago ha cancellato quel paesaggio dalla superficie, ma ne ha custodito la memoria. Ed è proprio questa la sua unicità.
Capo d’Acqua mette in relazione due patrimoni apparentemente lontani: quello naturale e quello lasciato dall’uomo. La limpidezza dell’acqua permette alla natura di convivere con le testimonianze di un passato ormai sommerso, creando un ambiente nel quale ogni immersione diventa anche una forma di esplorazione archeologica.
Il lago si inserisce nel paesaggio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, dove natura e storia sembrano fondersi. Sotto la superficie, l’acqua restituisce lentamente allo sguardo le tracce di un mondo scomparso.
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Ciro Dell’Anno, Napoli, classe 1973, vive da sempre a Portici ed è figlio e nipote di Palombari. Il mare fa parte del suo DNA: tre generazioni di amore per il mondo sottomarino e la sua biodiversità.
È istruttore subacqueo, operatore tecnico subacqueo e filmmaker subacqueo professionista, ma non si ferma: continua a specializzarsi con corsi di alto livello.
Praticamente, è il punto di riferimento di tutta la subacquea vesuviana.
Ultimamente si è “laureato” Trainer al PSS Professional Scuba.
Si occupa anche di assistenza ad attrezzature subacquee, formazione e vendita.
