Diario dell’Antiquario-Il respiro di un oggetto antico Episodio 3
Memorie dell’antiquario Mario Scippa: quando un orologio parigino del Settecento diventa il battito del tempo
di Mario Scippa
Anni fa ho scritto un libro, L’antiquario e il Professore.
Al centro di quel dialogo c’era un orologio.
Era un punto fermo tra due sguardi diversi. Un luogo in cui esperienza e racconto si incontravano.
Era un orologio parigino del tardo Settecento. Marmo bianco. Bronzo dorato.
Il marmo aveva una freddezza luminosa, quasi severa. Il bronzo catturava la luce e la restituiva con una calma solenne.
Le figure che lo accompagnavano, cariatidi, piccole divinità, simboli d’eternità, sembravano custodire quell’equilibrio.
Il pendolo, nascosto dietro la cassa, batteva con regolarità. Era il cuore dell’oggetto. Un respiro. Il suo movimento oscillatorio sembrava voler continuare all’infinito.
In quell’orologio la tecnica lavorava in silenzio. Teneva insieme razionalità e bellezza. Calcolo e desiderio.
Era un oggetto destinato a servire. Ma anche a durare.
Lo vidi per la prima volta in una stanza quasi vuota di un’importante casa napoletana.
Un tavolo. Una sedia. Era su una consolle neoclassica. Era al centro. La luce entrava obliqua dalla finestra. Si fermava sul marmo. Scivolava lentamente sul bronzo.
Mi sedetti di fronte.
Fu uno di quei momenti in cui resti solo con le cose.
Lo guardai a lungo. Avrei potuto dire cos’era. Datato, riconosciuto, collocato. Più lo osservavo, più smetteva di essere una risposta. Diventava una domanda.
Pensai alle mani che lo avevano costruito. A chi lo aveva scelto. Alle stanze che aveva attraversato.
Nulla di tutto questo era scritto da qualche parte. Eppure era lì.
Restai ancora qualche minuto in più. Poi mi alzai. Dovevo iniziare l’inventario. Non avevo concluso nulla. L’orologio era rimasto dov’era, immobile. Ma qualcosa, nel modo in cui lo guardavo, si era spostato.
Dissi al cliente che sarei tornato per completare il lavoro. Uscendo, mi voltai un’ultima volta.
Solo molto tempo dopo ho capito una cosa: vedere non basta. Bisogna imparare anche a misurare il tempo delle cose.
Lo si capisce soprattutto davanti a un oggetto antico, come un mobile per esempio.
La distanza tra il primo e il secondo cassetto non è mai identica a quella tra il secondo e il terzo.
Lo scarto è minimo, quasi invisibile.
Ma è lì che il mobile trova il suo respiro.
Mario Scippa è architetto, perito d’arte e antiquariato, scrittore e fotografo. Si occupa di critica culturale, storia dell’arte, fotografia e immaginario urbano, con un’attenzione particolare alle trasformazioni del paesaggio contemporaneo e alle tracce che la memoria lascia nello spazio pubblico. Il suo lavoro indaga in modo trasversale il rapporto tra potere, identità e stratificazione storica, osservando come questi elementi si riflettano nelle forme della città, nei suoi simboli e nelle sue rappresentazioni visive.

Buonasera, gradirei sapere se è possibile vendere mobili all’asta e poise c’è una agenzia che si occupa di ciò. Grazie per l’attenzione che dedicherete a questa mia richiesta. Tommaso Balbi
Buonasera, ringraziamo le per l’attenzione. Ci limitiamo a pubblicare articoli di un antiquario, Mario Scippa, che ha sede nei pressi di Piazza Vittoria, A Napoli, “Antichità Scippa”. Puo rivolgersi a lui, non ci occupiamo di altro. Saluti