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Due città per il Jazz

Tony Monten e la figura di Milly Snow diventano strumenti narrativi attraverso cui esplorare la storia americana e quella del jazz

di Tonia Ferraro

New Orleans e New York: due città simbolo, due visioni opposte del jazz. Volpe mostra come il jazz non nasca dal nulla, ma sia il risultato di un intreccio di ritmi, culture e tradizioni differenti. A New Orleans trova la sua culla: una musica viva, popolare, che invade le strade e nasce dall’anima di una comunità eterogenea. È insieme espressione artistica e riscatto sociale, risposta alla segregazione, alla violenza e alla povertà, capace però di affascinare anche il pubblico bianco.

In Jazz Story II, Lino Volpe costruisce un racconto che alterna diario ed epistolario, accompagnando il lettore — anche il meno esperto, come me — tra eventi storici e aneddoti, senza imporre una tesi, ma lasciando che la riflessione emerga naturalmente.

Il viaggio tocca anche Cuba, negli anni del golpe castrista, come segno di un’espansione geografica e culturale. Ma la vera antagonista di New Orleans resta New York. Qui il jazz si sposta attratto da un mercato più ampio e da una spinta verso la modernità. In questo passaggio, però, perde parte della sua libertà espressiva: guadagna popolarità e pubblico, ma il linguaggio musicale si irrigidisce, allontanandosi dalla sua origine più autentica.

La sintesi del libro è chiara: New York ha contribuito in modo decisivo alla diffusione del jazz, ma ne ha anche alterato l’essenza. Continua a chiamarsi jazz, ma dopo New Orleans è qualcosa di diverso.

Lino Volpe, nato a Napoli nel 1968, è autore, regista, docente e narratore. Autore visionario, capace di costruire narrazioni dense di immagini, suoni e suggestioni emotive, usa dialoghi autentici affabulando il suo pubblico.

La sua carriera artistica si sviluppa principalmente nel teatro e nella narrazione creativa. È autore e regista di numerosi spettacoli, definiti spesso “commedie di immaginazione”, caratterizzati da monologhi intensi, personaggi poetici o grotteschi e una scrittura fortemente evocativa. I suoi lavori sono stati rappresentati in importanti teatri e festival italiani, dal Teatro San Babila di Milano al Teatro Sannazaro di Napoli, fino all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Una parte centrale della sua ricerca è dedicata al rapporto tra musica — in particolare il jazz — e narrazione. Volpe ha scritto articoli e studi sulla storia del jazz, collabora con musicisti del panorama italiano e integra spesso musica dal vivo nei suoi spettacoli, creando un dialogo diretto tra parola scenica e improvvisazione musicale, capace di coinvolgere profondamente il pubblico.

Nel settembre 2025 ha pubblicato Jazz Story – Il diario di Tony Monten per Culturexpress Editore, romanzo storico-musicale che racconta la nascita e l’evoluzione del jazz attraverso la voce immaginaria di un impresario cresciuto a New Orleans. L’opera nasce da un interesse coltivato per decenni verso la musica afroamericana, la cultura popolare e la storia sociale degli Stati Uniti, ed è strettamente legata alla sua attività teatrale.

Negli ultimi anni Volpe ha esteso il proprio lavoro anche al cinema e al documentario, dirigendo progetti per Amazon Prime Video e curando rassegne culturali come Note in pellicola – Jazz & Cinema, dedicate al rapporto tra musica e linguaggio cinematografico. È inoltre docente universitario di Musica, Media e Tecnologia, e tiene masterclass su scrittura, comunicazione e arti performative.

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