CampaniaCultura

I papiri di Herculaneum

L’obiettivo di Federica Nicolardi, Breant Sales e Vincent Christlein: poter aprire i papiri carbonizzati di Herculaneum

CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI Federica Nicolardi, docente associata di Papirologia del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, si è aggiudicata un finanziamento europeo nell’ambito della call europea ERC Synergy Grant per il progetto UnLost. Il finanziamento ha un valore di oltre 11,5 milioni di euro.

Con la Nicolardi, al progetto collaborano anche Brent Seales, docente di Informatica al College of Engineering dell’Università del Kentucky, e Vincent Christlein, ricercatore senior e responsabile del team di Computer Vision del Pattern della Friedrich-Alexander-Universität di Erlangen-Norimberga.

A coordinare il progetto, per i prossimi sei anni, sarà proprio l’unità di ricerca napoletana nella quale la professoressa Nicolardi avrà il ruolo di corresponding principal investigator la Federico II sarà corresponding host institution.

UnLost è stato presentato nella mattinata del 28 luglio al Congresso Internazionale di Papirologia di Colonia, cui hanno preso parte i tre PI.

L’obiettivo dei ricercatori è riuscire a recuperare, combinando e sviluppando ulteriormente le tecniche più moderne e utilizzando metodi di scansione e analisi completamente nuovi e non invasivi, quanto ancora nascosto nella biblioteca della Villa dei Papiri, sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Una curiosità: la villa con la vasta biblioteca, dove venivano conservati i papiri, apparteneva molto probabilmente all’epicureo Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, padre della moglie di Caio Giulio Cesare, Calpurnia.

Partner centrale del progetto è la Biblioteca Nazionale di Napoli Vittorio Emanuele III che conserva quasi tutti i papiri di Ercolano giunti fino ai giorni nostri.

Ritrovati nell’antica città di Ercolano – ha spiegato Federica Nicolardi – questi rotoli di papiro carbonizzati esistono nella loro materialità di oggetti archeologici, ma per molti versi sono ancora inaccessibili per noi oggi.

Il progetto si concentrerà sia su rotoli mai aperti che su rotoli aperti nei secoli con tecniche meccaniche che, in molti casi, non sono riuscite a portare alla luce tutto il testo.

Si tratta di un risultato di straordinaria rilevanza – ha sottolineato Andrea Mazzucchi, direttore del Dipartimento di Studi umanistici della Federico II – che premia non solo l’eccellenza scientifica della professoressa Nicolardi e dei papirologi napoletani, ma anche la passione, la dedizione e la capacità di proporre ricerche innovative e interdisciplinari in un settore tanto specialistico quanto cruciale per la comprensione del mondo antico.

Il team multidisciplinare auspica che i propri sforzi portino a nuove scoperte: non solo approfondimenti sui rotoli, ma testi completamente nuovi che permettano di ritrovare quelle voci perdute da quasi 2000 anni.

Riscoperti a partire dal 1752, i papiri di Ercolano sono stati in parte aperti nei secoli con le più svariate tecniche, spesso molto dannose, ma molti papiri di Ercolano restano ancora oggi arrotolati, compatti e illeggibili.

Poter leggere e ricostruire nuovi testi in forma potenzialmente integrale – ha evidenziato Francesca Longo Auricchio, presidente emerito del CISPE – significa poter definire e precisare meglio il contenuto della biblioteca, l’unica greca e latina di epoca romana a noi pervenuta dall’antichità, e ampliare le conoscenze di correnti filosofiche quali l’Epicureismo e lo Stoicismo, i cui testi, prima della scoperta dei papiri ercolanesi, erano a noi noti solo dalla tradizione indiretta.

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