L’impronta italiana nella fondazione degli Stati Uniti
Uguaglianza, felicità pubblica, speranza. 250 anni di libertà: l’Italia che contribuì alla nascita degli Stati Uniti
di Mario Manzo
Oggi, 4 luglio 2026, ricorre il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, un documento che ha inaugurato una nuova idea di libertà, di uguaglianza e di governo civile. In questa giornata di memoria, mentre il mondo è attraversato da conflitti, tensioni e nuove forme di divisione, vale la pena ricordare che la storia degli Stati Uniti, e la storia della libertà moderna, è anche la storia di emigranti che portarono idee, lavoro, visioni e speranze in un Paese che stava nascendo.
Se i navigatori Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci sono nomi italiani universalmente associati alla scoperta e alla denominazione dell’America, molto meno noto è il contributo di altri italiani, pensatori, giuristi, agricoltori, uomini di scienza, che offrirono alla nascita degli Stati Uniti.
Tra questi spicca Filippo Mazzei, medico, filosofo e agricoltore toscano, spirito inquieto e libero, che dalla Toscana giunse prima a Londra e poi in Virginia, dove divenne vicino di casa e amico fraterno di Thomas Jefferson. Mazzei portò con sé semi, tecniche agricole, idee economiche moderne e, soprattutto, una concezione della libertà radicata nella tradizione illuminista europea. Nel 1774 pubblicò sul Virginia Gazette un articolo destinato a lasciare un’impronta profonda: “Tutti gli uomini sono per natura ugualmente liberi e indipendenti.” Jefferson ne colse il nucleo concettuale e lo tradusse quasi alla lettera nell’incipit della Dichiarazione del 1776: “Tutti gli uomini sono creati uguali.” Non a caso, alcuni studiosi americani hanno definito il Mazzei hanno definito un Padre Fondatore dimenticato.
Accanto a Mazzei, un altro italiano esercitò un influsso decisivo, Gaetano Filangieri, giurista napoletano e autore de La Scienza della Legislazione. Nell’introduzione della sua opera, Filangieri afferma: “le buone leggi sono l’unico sostegno della felicità nazionale”, una formula che condensa la sua visione politica e conserva ancora oggi una sorprendente attualità. Per Filangieri, la felicità nazionale non è un sentimento individuale, ma il risultato concreto di un buon governo capace di assicurare a ogni cittadino benessere, sicurezza e dignità. Benjamin Franklin, che aveva letto con attenzione i primi volumi della Scienza, ne fu profondamente colpito. È in questo dialogo culturale che si colloca il celebre riferimento al “perseguimento della felicità” nella Dichiarazione d’Indipendenza.
A questo filo italiano si intreccia anche la figura di William Paca, giurista e politico di origini abruzzesi, uno dei firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza, un italo‑americano che partecipò direttamente all’atto fondativo.
Non stupisce, allora, che nel 1820 l’Accademia dei Georgofili di Firenze, istituzione che aveva avuto rapporti con Mazzei, nominasse come Soci Corrispondenti ben trentacinque personalità americane, tra cui Jefferson, James Madison e James Monroe, tre dei primi cinque Presidenti degli Stati Uniti, insieme a John Marshall, Presidente della Corte Suprema. Era il riconoscimento, da parte della Toscana, di un legame profondo, un legame culturale, politico, ideale.
Dal pensiero di Mazzei nasce l’idea di uguaglianza naturale; dalla filosofia di Filangieri, il principio della felicità pubblica; dalla firma di Paca, la partecipazione diretta alla fondazione della nazione. Contributi diversi, ma convergenti, l’Italia, con i suoi uomini, le sue idee, la sua cultura, ha inciso nella nascita degli Stati Uniti più di quanto comunemente si creda. Non solo esploratori, dunque, ma pensatori, giuristi, cittadini attivi che portarono nel Nuovo Mondo un patrimonio di libertà, di ragione e di umanità.
Nel celebrare questo 250° anniversario, mentre il mondo è nuovamente attraversato da tensioni, violenze e fratture, la storia di Mazzei, Filangieri e Paca ricorda che la libertà nasce dall’incontro, dalla circolazione delle idee.
Che questo quarto di millennio della Dichiarazione d’Indipendenza sia dunque un invito, per gli Stati Uniti e per tutti, a ritrovare la forza della dignità umana, della pace, della convivenza civile, della speranza. In un tempo segnato dalle sfide della conflittualità contemporanea, la lezione di Mazzei, Filangieri e Paca ricorda che la felicità, come insegnava Filangieri, è possibile solo quando le leggi, la cultura e la volontà dei popoli si uniscono per difendere l’umanità e promuovere un ordine civile capace di resistere alle sfide del nostro tempo.
