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Il Sommo Poeta entra in carcere

Il rettore della Federico II Andrea Mazzucchi tiene una lezione nel carcere di Poggioreale sull’Inferno di Dante nell’ambito del progetto Valiamo la pena, promosso dal Polo Universitario Penitenziario dell’Ateneo

CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI – Nella Casa Circondariale di Poggioreale Giuseppe Salvia, mercoledì 4 novembre, alle ore 10, il rettore dell’Università Federico II, Andrea Mazzucchi, terrà la lezione Leggere l’Inferno di Dante attraverso le immagini nell’ambito di “Valiamo la pena”, progetto del Polo Universitario Penitenziario dell’Ateneo.

L’incontro propone una riflessione sul viaggio dantesco attraverso le raffigurazioni che nei secoli hanno interpretato l’Inferno dantesco, mettendo al centro temi universali come la responsabilità, la giustizia e la possibilità di cambiamento. Un percorso che richiama il valore della cultura come strumento di conoscenza, dignità e libertà.

L’iniziativa si inserisce nelle attività del Polo Universitario Penitenziario della Federico II, coordinato dalla professoressa Marella Santangelo, mentre il progetto Valiamo la pena è curato da Bianca Florio, del gruppo di supporto amministrativo del PUP.

«L’Università ha il dovere di essere presente là dove il diritto alla conoscenza incontra maggiori ostacoli – sottolinea il rettore Mazzucchi – La formazione universitaria in carcere non è un’attività accessoria, ma parte integrante della missione pubblica dell’Ateneo. Incontrare Dante significa confrontarsi con un’opera che continua a interrogare l’uomo sulla responsabilità, sulla giustizia e sulla possibilità di trasformazione».

Attraverso le rappresentazioni artistiche della Commedia, la lezione offrirà un itinerario tra parola e immagine, mostrando come l’arte abbia tradotto visivamente luoghi, personaggi ed episodi dell’opera dantesca, favorendo nuove chiavi di lettura e di confronto.

La scelta di Dante è particolarmente significativa perché la Commedia attraversa i secoli parlando a ogni generazione. Il suo non è soltanto un viaggio nell’aldilà, ma un itinerario di conoscenza e consapevolezza nel quale l’incontro con l’altro e la presa di coscienza dei propri limiti diventano momenti decisivi di crescita.

La professoressa Santangelo ricorda che il Polo Universitario Penitenziario della Federico II, istituito nel Centro Penitenziario Pasquale Mandato di Secondigliano grazie al protocollo sottoscritto nel 2018 con il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Campania, si rivolge anche alle persone detenute negli altri istituti della regione e a quelle in esecuzione penale esterna.

«Il PUP della Federico II è una realtà consolidata: offre 11 corsi di laurea triennali e 2 magistrali, conta circa 100 studenti e quasi 10 laureati. I docenti svolgono le lezioni in presenza e ogni semestre circa settanta professori entrano in carcere per insegnare. Il nostro obiettivo è garantire che la laurea conseguita in istituto sia pienamente equivalente a quella ottenuta in Ateneo. Studiare in carcere è una sfida impegnativa, ma testimonia una forte volontà di ricostruire il proprio futuro».

Il progetto Valiamo la pena traduce concretamente questa visione attraverso orientamento, lezioni, seminari e momenti di confronto con docenti e studiosi, ampliando le opportunità formative delle persone detenute e rafforzando il legame tra università e sistema penitenziario.

Con questa iniziativa l’Università Federico II rinnova il proprio impegno per una società più inclusiva, nella quale il carcere non sia un luogo separato dalla vita civile e la formazione rappresenti uno strumento concreto di crescita personale e reinserimento sociale.

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