Diari di Frontiera – Il codice d’ombra di Ivan Pozzoni | 12
Diari di Frontiera di Ivan Pozzoni- Il codice d’ombra . Giurisprudenza del sangue e riscrittura del reato nell’Odissea addomesticata di Pindemonte https://wp.me/p60RNT-hEK
di Ivan Pozzoni
La sanzione epica e il processo dell’eufemismo
Ogni impianto normativo arcaico poggia sulla visibilità del proprio sistema sanzionatorio e sulla verbalizzazione nuda del fatto illecito (Michel Foucault, Giorgio Agamben, Émile Durkheim). Quando la critica storico-letteraria esamina l’oggetto di studio – il corpus omerico e, nello specifico, l’universo d’azione di Odisseo- si imbatte in un’architettura giuridica consuetudinaria dominata dalla legge del taglione, dal diritto di preda e dalla vendetta sommaria.
Tuttavia, la ricezione di questo codice ordaliaco subisce una radicale derubricazione e un vero e proprio «patteggiamento» morale nella celebre traduzione ottocentesca operata da Ippolito Pindemonte (Ippolito Pindemonte, 1822, XII). L’interprete, muovendosi entro le coordinate del proprio salotto aristocratico e del retroterra cattolico, compie un’operazione di chirurgia testuale, mirata a purgare l’antico testo dalle sue componenti di spietata efferatezza criminologica. I meccanismi di questa riscrittura agiscono tramite una censura sistematica degli atti linguistici primari. Laddove l’originale greco istituisce un nesso indissolubile tra la figura del reo e la sanzione – si consideri l’episodio del libro XVI in cui il disegno criminoso dei Proci viene esplicitato nella formula greca che recita «teniamoci noi la sua sostanza e le sue ricchezze, e dividiamoci tra noi ogni cosa» (Ippolito Pindemonte, 1822, XVI)- il traduttore interviene recidendo il versetto. L’eliminazione di questa sfacciata amoralità patrimoniale risponde alla necessità di non turbare l’ordine costituito dei riceventi dell’alto clero.
Il fatto illecito viene depurato: le asperità biologiche e morali svaniscono, i «porci» di Eumeo si convertono in «madri feconde» (Ippolito Pindemonte, 1822, XIV) e le relazioni carnali tra le ancelle di Penelope e i Proci perdono ogni carica libidica o di abuso in modo da essere neutralizzate da soluzioni eufemistiche che ne azzerano la gravità sociale (Ippolito Pindemonte, 1822, XX).
La pragmatica del reato e l’orizzonte di law and literature
Inserendo l’analisi dell’oggetto di studio all’interno della cornice teorica di Law and Literature, l’epica omerica cessa di essere un mero monumento estetico, rivelandosi come un monumentale archivio di conflitti di natura proto-giuridica. Attraverso gli strumenti delle pragmatics testuali e della critica letteraria analitica, emerge come l’assegnazione dei ruoli penali venga distorta dall’azione traduttiva. L’antico eroe, originariamente definito da uno statuto ambivalente e costituzionalmente legato all’espressione della violenza – tanto da essere doomed to odium, condannato all’odio- viene rimodulato come un soggetto interamente pacificato. La critica analitica evidenzia questo slittamento esaminando la gestione di speech acts (atti linguistici) e delle dinamiche di framing (incastonamento ideologico) (Lawrence Venuti e Maria Tymoczko). Nella versione originale dell’opera, le condotte di Odisseo non corrispondono affatto ai canoni moderni di giustizia; la sua attività si iscrive spesso nella pratica della pirateria, intesa come legittima appropriazione violenta delle risorse altrui e riduzione in schiavitù dei vinti, definita testualmente come «la distruzione della città e l’uccisione degli abitanti maschi e la cattura in schiavitù delle donne» (Max Weber, 1909). Questa «normatività del sangue» (Michel Foucault, 1976) viene rigettata dall’adattamento neoclassico.
L’interprete forza il testo a compiere un monologo moralizzante, introducendo l’epiteto fisso «il saggio Ulisse» e trasformando l’antico pirata in un pacificatore illuminato, un magistrato perfetto dotato di «mitezza» e promotore di una «pace tranquilla e feconda coesistenza dei popoli» (Ippolito Pindemonte, 1822, XXIV). Viene così eretto un sistema giuridico ideale che occulta l’arbitrio della forza arcaica per compiacere la sensibilità istituzionale e cortigiana dell’Europa contemporanea all’autore.
La mappa della ricezione: neuroestetica e habitus sociologico
Nel panorama critico degli studi fioriti tra il 2000 e il 2026, l’indagine sulle varianti traduttive ha beneficiato dell’apporto interdisciplinare della sociologia dell’arte e delle scienze cognitive.
I teorici di questo venticinquennio hanno decostruito la pretesa neutralità del traduttore, interpretando le omissioni pindemontiane come una manifestazione di habitus di classe, volto a tutelare i valori dell’aristocrazia fondiaria e clericale del tardo Settecento di fronte ai sussulti rivoluzionari (Moira Inghilleri, Jean-Marc Gouanvic e Gisèle Sapiro). La riduzione dei personaggi a tipi fissi ed esemplari – si veda Telemaco, descritto come un «buon figliuolo» costantemente «vigilato dalla ragione e dalla buona educazione» (Gennaro Barbarisi, 1990-2000)- risponde alla volontà di proiettare sulla pagina scritta un modello idealizzato di controllo sociale e di sottomissione alle gerarchie. Parallelamente, la moderna neuroestetica illumina i processi di reazione emotiva indotti da una simile operazione di levigatura testuale. Il testo omerico originale, con la sua carica di violenza ferina e la fluidità erotica dei suoi protagonisti (dalla coercizione sensuale esercitata da Calipso al potenziale perturbante del canto delle Sirene, inteso come metafora della libido), attiva nel ricevente una forte stimolazione cognitiva ed emotiva legata al concetto di unheimlich (il perturbante) (Piero Boitani, 1992).
L’adattamento ottocentesco compie una bonifica neuronale ed estetica. Sostituendo la crudezza del mito con le simmetrie rassicuranti del classicismo pittorico, che richiama la riduzione allegorica operata da artisti come Mantegna, Jordaens o Tintoretto, in cui Atena smette i panni di «terribile, destatrice di guerra» per farsi fredda icona della Sapienza di Stato- la traduzione stabilizza la risposta emotiva del pubblico dell’epoca, riconducendola entro i binari protetti di una gratificante e innocua catarsi morale.
Risonanze contemporanee e la gabbia del controllo
Questa drastica riduzione della complessità e della violenza nativa dell’epica evoca profondi parallelismi con le riflessioni filosofiche contemporaneissime incentrate sulla normatività del linguaggio e sulla neutralizzazione del tragico (Byung-Chul Han, 2020 e 2021). L’atto di espungere la natura dionisiaca piratesca di Odisseo e ricondurla a una griglia morale preordinata dialoga idealmente con la celebre denuncia mossa da Friedrich Nietzsche nei confronti dell’approccio platonico alla poesia (Friedrich Nietzsche, 1872). Proprio come Platone intendeva purificare i poeti per renderli utili custodi della polis, così il traduttore ottocentesco esilia la verità storica del testo omerico in nome di una superiore pedagogia della virtù, addomesticando la parola antica per renderla consona ai salotti dell’alto clero (Massimo Cacciari, 1985 e 1997). In una prospettiva filosofica attuale, tale dinamica si configura come una forma di controllo bio-politico sul testo letterario. L’alterità radicale del mondo antico viene colonizzata e sottomessa alle esigenze del presente. L’oggetto di studio perde la sua frastagliata e problematica storicità e si converte in un feticcio ideologico, un alter ego narcisisticamente glorificato dal traduttore (Walter Benjamin, 1923). L’antico sovrano d’Itaca viene trasformato in una rassicurante figura patriarcale («a tutti padre / Più assai, che Re») (Ippolito Pindemonte, 1822, II), compiendo un’operazione di addomesticamento culturale che azzera la distanza critica e impone un monologo conformista sul panorama selvaggio del mito primordiale.
Conclusioni: la riduzione del diritto e la favola dei salotti
In conclusione, per esprimere in termini più immediati e accessibili la natura di questa operazione, possiamo rilevare come la versione dell’Odissea giunta al pubblico ottocentesco sia un’opera che svela i desideri del proprio traduttore molto più di quanto non illumini la realtà di Omero. L’impianto originale del poema, dominato da una giustizia spietata, da inganni brutali e da una moralità flessibile ed egoistica, viene completamente ribaltato. Ulisse cessa di essere il pirata ambiguo e l’esecutore di sanguinose vendette descritto dai greci; egli viene rivestito dei panni protettivi di un perfetto e saggio monarca europeo, un pacificatore guidato unicamente dal senso del dovere e dalla retta educazione.
Ogni traccia di violenza esplicita, di brama materiale o di sessualità esuberante viene censurata o eufemizzata per non turbare l’ordine morale dei nobili e degli ecclesiastici a cui l’opera era destinata.
Quello che originariamente si configurava come un affresco arcaico e feroce sui limiti dell’uomo e sulla durezza del diritto ordaliaco viene ridotto a una rassicurante favola morale, scritta per confermare i pregiudizi e i valori dell’alta società del tempo.
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Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976. Ha introdotto in Italia la materia della Law and Literature. Ha diffuso saggi su filosofi italiani e su etica e teoria del diritto del mondo antico; ha collaborato con con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2005 e 2026 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi Introversi, Mostri, Galata morente, Carmina non dant damen, Scarti di magazzino, Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni, Cherchez la troika e La malattia invettiva con Limina Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il Guastatore, con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni e Kolektivne NSEAE e Lo Stato Pontificio con Divinafollia. Ha scritto/curato 152 volumi, scritto 1000 saggi, fondato un movimento d’avanguardia (NeoN-avanguardismo, approvato da Zygmunt Bauman), e steso un Anti-Manifesto NeoN-Avanguardista. I suoi versi sono tradotti in trenta lingue.
Nel 2024, dopo sei anni di ritiro totale allo studio accademico, rientra nel mondo artistico italiano e fonda il collettivo NSEAE (Nuova socio/etno/antropologia estetica) [https://kolektivnenseae.wordpress.com/], braccio “armato” del tardomodernismo letterario.
