Fico Bianco del Cilento DOP anche fresco e congelato
Gazzetta Ufficiale n. 255 del 2 novembre 2026: la DOP si allarga al fresco e al congelato. Copagri Campania: Restituita dignità ai produttori
Fico Bianco del Cilento, svolta storica: la DOP arriva anche per il fresco e il congelato.Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la modifica al disciplinare. Svolta attesa da anni per una delle eccellenze più identitarie della Campania. Da oggi il Fico Bianco del Cilento potrà fregiarsi della Denominazione di Origine Protetta non solo da essiccato, ma anche fresco, appena colto dalla pianta, e congelato. Lo sancisce la modifica al disciplinare pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 255 del 2 novembre 2026. Un passaggio formale che cambia, nella sostanza, il destino di un’intera filiera.
La protezione ora riguarda due versioni dello stesso frutto, della varietà Dottato: quello da consumare fresco e quello sottoposto alla tradizionale essiccazione. Per il fresco sono fissati criteri precisi: buccia di un verde tenue, interno morbido e succoso con sfumature dal beige al dorato, sapore dolce e pieno. Pezzatura contenuta, on un contenuto zuccherino compreso tra 20 e 25 gradi Brix, la scala che misura quanti zuccheri ci sono nel frutto e quindi quanto è dolce, con una piccola tolleranza per i segni del contatto naturale tra i frutti.
La vera rivoluzione, però, è un’altra: sarà possibile commercializzare anche il frutto congelato, intero, in confezioni fino a 20 chili destinate agli operatori professionali. Il Cilento non dovrà più concentrare tutto in poche settimane d’estate.
Per il secco farcito, infine, si potrà arrivare a una quota di ripieno pari al 20% del peso finale, utilizzando esclusivamente mandorle, noci, nocciole, semi di finocchietto e scorze di agrumi provenienti dal comprensorio.

«Per troppo tempo il nostro fico, nella sua versione più genuina e immediata, è stato trattato come un prodotto qualsiasi, senza nome e senza storia – sottolinea Angela Pisacane, presidente regionale di Copagri Campania – Eppure è proprio da lì che nasce tutto: da quel frutto raccolto nei campi del Cilento, che poi diventa il celebre fico secco. Restituirgli la sua identità certificata significa restituire dignità a chi lo produce».
Secondo Copagri, gli effetti per le imprese saranno immediati.
Primo: un incasso più rapido, senza attendere l’intero ciclo di lavorazione.
Secondo: una forza contrattuale diversa, perché non si parla più di merce generica ma di un alimento a marchio europeo, riconoscibile e ricercato, con una remunerazione più equa per gli agricoltori.
Terzo: nuovi utilizzi. Gelaterie, pasticcerie, ristoranti e laboratori artigianali potranno contare su un ingrediente d’eccellenza disponibile dodici mesi all’anno, per preparazioni, dolci, confetture e liquori. E la distribuzione organizzata, in Italia e all’estero, avrà finalmente un riferimento chiaro anche per fresco e congelato.
«Infine – conclude Pisacane – se coltivare il fico torna ad essere conveniente, tornerà anche la voglia di prendersi cura dei ficheti esistenti e di piantarne di nuovi. È così che si contrasta lo spopolamento delle aree interne e si dà un futuro ai giovani che vogliono restare, Innovazione al servizio della tradizione: Copagri guarda con interesse anche al percorso avviato dal Consorzio di Tutela, che ha ottenuto dal Ministero dell’Agricoltura un sostegno di 90 mila euro per un sistema intelligente di controllo e selezione, capace di riconoscere pianta e frutto con maggiore precisione. Non abbiamo paura dell’innovazione. Anzi, la vogliamo al servizio della tradizione. Se la tecnologia ci aiuta a garantire qualità e trasparenza, ben venga. L’importante è che gli operatori vengano formati e messi in condizione di usarla in autonomia.
L’impegno annunciato è restare al fianco delle aziende cilentane in questa nuova stagione, dalla raccolta alla vendita, affinché questa DOP allargata non resti un titolo su un documento, ma diventi reddito, lavoro e orgoglio per il territorio.
