Culturateatro

Sissi, semplicemente una donna

Schiacciata dall’etichetta di corte, la principessa Sissi torna in scena come donna inquieta, ribelle e profondamente moderna

ROMA – In scena prende vita un ritratto sorprendente e contemporaneo dell’imperatrice Elisabetta d’Austria, icona che l’immaginario collettivo ha cristallizzato nella figura romantica della principessa Sissi. Ma dietro carrozze dorate, gioielli e balli di corte si cela ben altro: una donna libera e inquieta, in costante conflitto con le convenzioni del suo tempo. La sua vicenda personale si intreccia con quella di un impero al tramonto che, fino all’ultimo, mostra splendori e artigli.

Sissi l’imperatrice è un viaggio teatrale intenso ed emozionante, capace di restituire la complessità di una figura sottratta all’iconografia tradizionale e ricondotta a una dimensione più autentica, anche grazie alla pubblicazione dei suoi diari. Ne emerge un personaggio dirompente, irriverente, di straordinaria forza e sorprendente attualità.

Carismatica e ribelle, anticonformista e lacerata, Elisabetta è un’imperatrice anti-imperialista, vicina alle masse operaie e alle minoranze etniche, ostile a ogni forma di sopraffazione. Segnata da disturbi alimentari e da un lutto incessante per la perdita di due figli, tenta di esorcizzare il dolore attraverso un controllo ossessivo del corpo, estenuanti esercizi ginnici e la cura maniacale dei suoi capelli, da lei stessa vissuti come una prigione: «È come se reggessi sul capo un corpo estraneo, sono schiava dei miei capelli».

Dotata di un sarcasmo feroce, fustiga senza filtri la Corte asburgica e l’aristocrazia – «una schiatta depravata» – riservando la stessa ironia anche a sé stessa, come scudo di una profonda vulnerabilità. Un’anima fragile che trova rifugio nella poesia: amante di Heine e Baudelaire, scrive versi propri, trasformando la parola in spazio di resistenza e sopravvivenza.

Personalità sfaccettata e contraddittoria, Sissi è animata da una ricerca incessante: migliorare il mondo e, al tempo stesso, fuggirne. Emblematica la sua ultima volontà, devolvere ai rifugiati politici e alle loro famiglie i proventi della vendita postuma dei suoi diari e delle sue poesie, affidando questo compito a un’“anima del futuro” non prima di sessant’anni dal 1890. Un testamento spirituale a lungo censurato per le dure critiche alla Corte viennese, che ha trovato compimento solo nel 1980, quando i diritti d’autore furono destinati all’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati e, successivamente, ad Amnesty International.

Lo spettacolo si articola in una serie di quadri che esplorano i molteplici aspetti del suo pensiero e del suo carattere: dalla filosofia al sesso, dalla politica all’arte. Senza reticenze, Sissi parla di sé e della sua Weltanschauung con un linguaggio crudo e attraversato dal dolore: «Le vere lacrime non si possono versare, e quelle che si versano scorrono tutte invano». Si sente sola in un mondo violento, dove la guerra è una condanna universale, e fino alla morte porta con sé un senso di colpa feroce per la perdita dei figli, che la conduce a momenti di cupo vaneggiamento e a parole durissime rivolte anche all’Imperatore: «Marito mio, dove sei? Che uomo sei se neghi a tua moglie la possibilità di essere una donna?».

Sissi l’imperatrice è un testo attraversato dalle “grida” di una sovrana suo malgrado, ma donna irripetibile, il cui tormento sembra appartenere a tutti noi.

La composizione del cast sottolinea la vastità dell’Impero asburgico e, al contempo, costruisce un microcosmo simbolico dei nostri imperi contemporanei. Il testo e la regia sono di Roberto Cavosi, i costumi di Paola Marchesin, il disegno luci di Gerardo Buzzanca, le musiche originali del duo Oragravity. Produzione esecutiva di Daniela Piccolo, organizzazione generale di Valentina Taddei.

La produzione di Federica Luna Vincenti per Goldenart Production, in coproduzione con il Teatro Stabile di Bolzano e il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, propone un approccio nuovo e ambizioso al teatro: un progetto trasversale, di ampio respiro, in dialogo con il linguaggio delle grandi produzioni internazionali.

In scena:

SISSI                                                           Federica Luna Vincenti

IL DOTTORE                                            Marco Manca

LA LIMATRICE                                        Francesca Bruni Ercole

LA PETTINATRICE                                 Miana Merisi

L’ATTRICE                                                Maria Giulia Scarcella

Sissi è il simbolo di un mondo condannato. Se fosse questione soltanto della sua vita, della sua personale esistenza, già varrebbe la pena di occuparsene. Ma si tratterebbe semplicemente di un caso. Sissi invece è al tempo stesso un caso e un simbolo. Per questo non la si può trascurare. Come fenomeno umano fu la figura più affascinante di una decadenza, di una rovina. (E.M. Cioran).

NOTE DI REGIA

FEDERICA LUNA VINCENTI

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *