La Porcellana borbonica e il legame con Portici
Dalla Real Fabbrica di Capodimonte alla Ferdinandea di Portici: storia, capolavori e collezioni della porcellana borbonica
di Tonia Ferraro
Il nome di Capodimonte è indissolubilmente legato alla Real Fabbrica di Porcellana fondata da Carlo di Borbone nel 1743. Il progetto nacque anche grazie alla passione della regina Maria Amalia di Sassonia per le celebri porcellane di Meissen, giunte a Napoli con il suo corredo. La manifattura ebbe inizialmente sede nel giardino del Palazzo Reale, affinché i sovrani potessero seguirne direttamente l’attività, per poi essere trasferita nel Real Bosco di Capodimonte, in un complesso appositamente destinato alla produzione e restaurato da Ferdinando Sanfelice.
Ispirata all’esperienza di Meissen, la fabbrica sviluppò una porcellana a pasta tenera del tutto originale, caratterizzata da una straordinaria finezza e duttilità plastica. Determinanti furono le ricerche di Livio Ottavio Schepers, che sperimentò impasti ottenuti da argille calabresi.
Tra i protagonisti del successo artistico della manifattura spicca Giuseppe Gricci, scultore fiorentino giunto a Napoli come artista di corte e nominato capo modellatore della manifattura sin dalla sua fondazione. A lui si devono alcuni dei capolavori più celebri della porcellana borbonica, tra cui il raffinato Bacile da barbiere realizzato tra il 1743 e il 1745, modellato come una grande conchiglia marina dalle forme rocaille, e soprattutto il celebre Salottino di Porcellana destinato alla regina Maria Amalia nella Reggia di Portici. Completato tra il 1757 e il 1759, il boudoir era rivestito da oltre tremila elementi in porcellana decorati con cineserie, festoni floreali, uccelli e motivi fantastici. Trasferito a Capodimonte nel 1866, conserva ancora oggi nella Reggia di Portici il pavimento originale, testimonianza del profondo legame tra la residenza vesuviana e la storia della porcellana napoletana.
Tra le opere oggi conservate nelle collezioni del Museo e Real Bosco di Capodimonte figurano anche il Corredo d’altare destinato alla cappella privata della Reggia di Portici, composto da un Crocifisso e sei candelieri in porcellana bianca con il marchio del giglio borbonico, e lo stesso Bacile da barbiere, esempio straordinario della capacità degli artisti di trasformare un oggetto di uso quotidiano in un virtuosistico esercizio scultoreo.

La prima Real Fabbrica chiuse nel 1759, quando Carlo di Borbone lasciò Napoli per assumere il trono di Spagna. Con lui partirono maestranze, modelli e attrezzature, mentre quanto non poteva essere trasferito venne distrutto per impedirne l’utilizzo da parte di altri.
La tradizione fu rilanciata dal figlio Ferdinando IV, che nel novembre 1771 fondò la Real Fabbrica Ferdinandea. La nuova manifattura nacque inizialmente nella Reggia di Portici, in alcuni ambienti del Convento di Sant’Antonio di Padova, a quel tempo dedicato a San Francesco d’Assisi.
Il progetto fu affidato al marchese Luca Ricci, già direttore della Real Fabbrica delle Armi di Torre Annunziata, mentre Ferdinando Fuga curò l’adattamento degli spazi e la costruzione delle fornaci. Sebbene la permanenza a Portici sia durata solo pochi anni, questa fase ebbe un’importanza decisiva: qui furono organizzate le prime attività produttive, reclutate le maestranze e definite le linee artistiche della nuova impresa.
La manifattura ferdinandea si distinse dalla produzione precedente per una più marcata attenzione al territorio e alle antichità vesuviane. Decisivo fu l’apporto di Domenico Venuti, direttore della fabbrica dal 1780 e contemporaneamente Direttore Generale degli Scavi. Con lui, le decorazioni si allontanarono dai modelli francesi di Sèvres per valorizzare le vedute del Regno, la fauna delle riserve reali e le scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei.
Nacquero così alcuni dei servizi più celebri della produzione ferdinandea, come il Servizio Farnesiano (1780-1785), considerato il primo grande servizio decorato con vedute del Regno, e il Servizio Ercolanese o Etrusco (1781-1790), ispirato direttamente alle pitture e ai reperti provenienti dagli scavi vesuviani. Caratteristico di molte di queste opere era il raffinato fregio a ovuli bianco e oro, destinato a diventare uno degli elementi distintivi della manifattura.
A questa stagione appartiene anche il vasto nucleo del cosiddetto Servizio delle Vedute o Servizio dell’Oca, composto da circa quattrocento pezzi decorati con paesaggi del Regno. Attraverso queste opere la porcellana andò oltre la funzione di bene di lusso, divenendo uno strumento di rappresentazione del territorio, della dinastia borbonica e del potere monarchico, senza rinunciare alla sua destinazione d’uso nella vita quotidiana della corte.
Dal punto di vista dei marchi, la produzione della prima Real Fabbrica di Capodimonte (1743-1759) è riconoscibile dal giglio borbonico inscritto in un cerchio. La successiva produzione ferdinandea utilizzò inizialmente il monogramma «RF» coronato e, dal 1788, la celebre «N» coronata, divenuta il simbolo più noto della manifattura borbonica. Nel corso dell’Ottocento e del Novecento comparvero ulteriori varianti e reinterpretazioni di questi marchi storici.
L’esperienza della Real Fabbrica Ferdinandea si concluse con l’arrivo dei Napoleonidi. Nel 1806 la manifattura venne ceduta a privati, che si impegnarono a mantenere le maestranze a condizione che la corte continuasse ad acquistare parte della produzione. L’impegno, tuttavia, non fu rispettato e la fabbrica porticese cessò definitivamente l’attività tra il 1806 e il 1807, ponendo fine alla manifattura borbonica ma non alla produzione di porcellana a Napoli.
La nuova Galleria delle Porcellane del Museo e Real Bosco di Capodimonte, inaugurata nel 2026 e articolata in sedici sale, ricostruisce oggi questo lungo percorso storico. Il museo custodisce circa settemila opere tra porcellane, biscuit, maioliche e terraglie provenienti da manifatture italiane ed europee del XVIII e XIX secolo. Gran parte di questo patrimonio fu riunita a Capodimonte a partire dal 1872 su iniziativa di Annibale Sacco, che raccolse nelle collezioni museali le opere provenienti dalle diverse residenze borboniche, dando origine a uno dei più importanti nuclei ceramici d’Europa.
