Gaeta, Capitale per vocazione
Non solo mare ma simbolo della storia italiana, un crocevia di culture, popoli e destini: Gaeta candidata a Capitale italiana della Cultura 2026
Gaeta ha conosciuto, nella sua lunga storia, il peso e l’onore di essere capitale. Tra il 1860 e il 1861 fu l’ultima capitale del Regno delle Due Sicilie. Non è solo una questione di monumenti o di memorie: la candidatura di Gaeta a Capitale Italiana della Cultura 2026 vuole raccontare la storia di una città che è stata crocevia millenario del Mediterraneo.
Qui si rifugiò Francesco II di Borbone, che lasciò Napoli per evitare che la città sprofondasse in una sanguinosa guerra civile all’arrivo delle truppe garibaldine. A Gaeta, insieme alla giovane e determinata regina Maria Sofia, il sovrano sostenne una resistenza estrema e dignitosa, arroccato tra le mura della Cittadella, fino al 13 febbraio 1861. Con la caduta della fortezza si consumò non solo la fine di un regno, ma l’inizio di di una nuova fase della storia italiana.
Ma la storia di Gaeta non si esaurisce in quei 92 giorni drammatici. da sempre la città, con il suo porto, la sua posizione strategica, la sua conformazione naturale secondo il mito fu scelta da Ulisse per approdare, e ,sebbene leggenda, viene così attestata l’identità profonda della sua comunità: dalle tradizioni marinare al linguaggio, alla sua cucina, profondamente legata al mare, che vanta piatti preparati ancora con gesti antichi.
In questo patrimonio gastronomico spicca un’eccellenza riconosciuta a livello nazionale: l’Oliva di Gaeta DOP, ottenuta esclusivamente dalla cultivar Itrana e tutelata da un disciplinare che ne certifica qualità, origine e metodo tradizionale di lavorazione . Un prodotto identitario, simbolo della continuità tra storia, territorio e cultura alimentare.
In questo senso, la candidatura a Capitale della Cultura 2026 non è un’operazione celebrativa, ma il riconoscimento di un ruolo autentico. Gaeta incarna l’Italia del mare, quella delle comunità costiere che hanno costruito nei secoli una straordinaria ricchezza culturale e umana, spesso silenziosa ma essenziale. È una città che dimostra come tutela ambientale, sviluppo sostenibile e innovazione possano convivere con la salvaguardia della memoria storica.
Gaeta è mare non solo per geografia, ma per identità profonda, sottolineano dal comitato promotore.
Il legame con Napoli rafforza ulteriormente questo percorso. Le due città sono unite da una storia millenaria costruita sul mare, risorsa di crescita economica e culturale, ma anche bene comune da proteggere. Gaeta e Napoli condividono, altresì, un destino politico e sociale che ha lasciato tracce visibili nel dialetto, nelle tradizioni, nello spirito marinaro che ancora oggi “parla la stessa lingua”.
Sostenere Gaeta come Capitale della Cultura 2026 significa riconoscere il valore di una città che è stata protagonista della storia e che oggi può diventare laboratorio culturale del Mediterraneo, ponte tra passato e futuro, tra identità locale e visione nazionale. La candidatura a Capitale della Cultura 2026 vuole essere proprio il riconoscimento di questo ruolo autentico e contemporaneo. Gaeta si propone come simbolo dell’«Italia del mare»: le comunità costiere che, spesso lontano dai riflettori, hanno costruito nei secoli una ricchezza culturale, economica e umana fondamentale per il Paese. Non è solo una questione di monumenti o di eventi.
La documentazione presentata per la candidatura riserva uno sguardo particolare anche al presente e al futuro: tutela ambientale, sviluppo sostenibile, innovazione e, naturalmente, salvaguardia della memoria storica. Praticamente un laboratorio culturale del Mediterraneo: un ponte tra memoria storica, identità locale e visione nazionale e internazionale.
