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Se ‘sti ppréte putesseno parlá

Un viaggio tra passato e presente, raccontato attraverso le voci dei suoi personaggi e i luoghi simbolo della città, come se ‘sti ppréte putesseno parlá

di Antonio Vitale

CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI – Nella Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli nella serata del 21 dicembre si è tenuto lo spettacolo site-specific Neapolis: se ‘sti ppréte putesseno parlá, nell’ambito del Napoli Fringe Festival, con regia a cura di Guido Leotti.

La rappresentazione è stata esaltata dal fascino unico dell’edificio sacro, che al centro della navata presenta un’area archeologica scoperta: attraverso una lastra trasparente, il pubblico ha potuto ammirare i resti della città greca, con i grandi massi di tufo, e quelli di epoca romana, caratterizzati da opus reticolatum, opus laterizio e strutture miste.

In occasione delle celebrazioni per i 2500 anni dalla fondazione di Napoli, la chiesa si è trasformata in un vero e proprio teatro vivente. Musica, recitazione e danza hanno dato corpo a un percorso storico che ha riportato in scena alcuni dei personaggi più emblematici della storia partenopea.

Il racconto prende avvio dalla nascita di Partenope, il cui nome deriva dalla sirena che, secondo il mito, trovò la morte sull’isolotto di Megaride, dove nei secoli successivi sorsero diversi edifici, tra cui Castel dell’Ovo. A fare da guida narrativa è la figura di Virgilio, testimone e cantore dei passaggi fondamentali della storia di Partenope, poi divenuta Neapolis. Proprio al castello è legata la leggenda dell’uovo magico: secondo il sommo poeta latino, su di esso era scritto il destino della città, destinata a resistere finché l’uovo fosse rimasto intatto.

Tra i personaggi rappresentati anche la Divinità del Nilo, la cui presenza a Napoli è legata al passaggio degli Alessandrini d’Egitto, che collocarono in uno dei luoghi più centrali della città la statua del dio, oggi conosciuta come ’o Cuorpo ’e Napule.

Spazio anche alla figura del Principe Raimondo di Sangro di Sansevero, protagonista grazie al suo amore per l’arte e l’alchimia. La sua visione prende forma nella celebre Cappella Sansevero, evocata attraverso la danza: in particolare, la statua della Pudicizia, realizzata con una tecnica affine a quella del Cristo Velato, simbolo della femminilità celata da un velo trasparente.

Neapolis: se ’sti ppréte putesseno parlá ha saputo intrecciare teatro e storia locale, offrendo al pubblico un’occasione unica per vivere il centro storico di Napoli attraverso un racconto immersivo che unisce arte, musica e memoria collettiva.

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3 pensieri riguardo “Se ‘sti ppréte putesseno parlá

  • Giuseppe vacca

    Tutto i napoletani dovrebbero conoscere la nostra storia ma purtroppo io penso non e’ così. Quindi ben venga ogni iniziativa come se ‘sti ppre’te… io tengo un piccolo appartamento al numero 11 di via Raimondo de Sangro e il terrazzo copre parte della cappella sansevero.lo dico perché sono orgoglioso di questa vicinanza.

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  • ANTONIO LA DAGA

    Un racconto bellissimo che fa venire voglia di essere stati lì, tra le mura di Sant’Aniello a Caponapoli. Complimenti all’autore per aver saputo evocare con tanta efficacia figure iconiche come la Sirena Partenope, Virgilio e il Principe di Sansevero. È un pezzo che sprizza amore per Napoli e per la sua storia millenaria. Grazie a Tonia ed Antonio Vitale per aver condiviso questa preziosa testimonianza di bellezza e cultura.

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